La
leggenda della terra piatta

Premesso tratto da qui e scritto da Umberto Eco
Una interpretazione
che trova le sue radici nelle polemiche positivistiche ottocentesche, vuole che
il Medioevo abbia rimosso tutte le scoperte scientifiche dell'antichità classica
per non contraddire la lettera delle sacre scritture. È vero che alcuni autori
patristici hanno cercato di dare una lettura assolutamente letterale della
Scrittura là dove essa dice che il mondo è fatto come un tabernacolo. Per
esempio nel IV secolo Lattanzio (nel suo Institutiones divinae), su queste basi
si opponeva alle teorie pagane della rotondità della terra, anche perché non
poteva accettare l'idea che esistessero degli Antipodi dove gli uomini avrebbero
dovuto camminare con la testa all'ingiù.
E idee analoghe aveva sostenuto Cosma Indicopleuste, un geografo bizantino del
VI secolo, che nella sua Topografia Cristiana, sempre pensando al tabernacolo
biblico, aveva accuratamente descritto un cosmo di forma cubica, con un arco che
sovrastava il pavimento piatto della Terra.
Ora, che la terra fosse sferica, tranne alcuni presocratici, lo sapevano già i
greci, sin dai tempi di Pitagora, che la riteneva sferica per ragioni
mistico-matematiche. Lo sapeva naturalmente Tolomeo, che aveva diviso il globo,
ma lo avevano già capito Parmenide, Eudosso, Platone, Aristotele, Euclide,
Archimede, e naturalmente Eratostene, che nel terzo secolo avanti Cristo aveva
calcolato con una buona approssimazione la lunghezza del meridiano terrestre.
Tuttavia si è sostenuto (anche da parte di seri storici della scienza) che il
Medioevo aveva dimenticato questa nozione antica, e l'idea si è fatta strada
anche presso l'uomo comune, tanto è vero che ancora oggi, se domandiamo a una
persona anche colta che cosa Cristoforo Colombo volesse dimostrare quando
intendeva raggiungere il levante per il ponente, e che cosa i dotti di Salamanca
si ostinassero a negare, la risposta, nella maggior parte dei casi, sarà che
Colombo riteneva che la terra fosse rotonda, mentre i dotti di Salamanca
ritenevano che la terra fosse piatta e che dopo un breve tratto le tre caravelle
sarebbero precipitate dentro l'abisso cosmico.
In verità a Lattanzio nessuno aveva prestato troppa attenzione, a cominciare da
Sant'Agostino il quale lascia capire per vari accenni di ritenere la terra
sferica, anche se la questione non gli sembrava spiritualmente molto rilevante.
Caso mai Agostino manifestava seri dubbi sulla possibilità che potessero vivere
esseri umani ai presunti antipodi. Ma che si discutesse sugli antipodi è segno
che si stava discutendo su un modello di terra sferica.
Quanto a Cosma, il suo libro era scritto in greco, una lingua che il medioevo
cristiano aveva dimenticato, ed è stato tradotto in latino solo nel 1706. Nessun
autore medievale lo conosceva.
Nel VII secolo dopo Cristo Isidoro di Siviglia (che pure non era un modello di
acribìa scientifica) calcolava la lunghezza dell'equatore in ottantamila stadi.
Chi parla di circolo equatoriale evidentemente assume che la terra sia sferica.
Anche uno studente di liceo può facilmente dedurre che, se Dante entra
nell'imbuto infernale ed esce dall'altra parte vedendo stelle sconosciute ai
piedi della montagna del Purgatorio, questo significa che egli sapeva benissimo
che la terra era sferica, e che scriveva per lettori che lo sapevano. Ma della
stessa opinione erano stati Origene e Ambrogio, Beda, Alberto Magno e Tommaso
d'Aquino, Ruggero Bacone, Giovanni di Sacrobosco, tanto per citarne alcuni. La
materia del contendere ai tempi di Colombo era che i dotti di Salamanca avevano
fatto calcoli più precisi dei suoi, e ritenevano che la terra, tondissima, fosse
più ampia di quanto il nostro genovese credesse, e che quindi fosse insensato
cercare di circumnavigarla. Naturalmente né Colombo né i dotti di Salamanca
sospettavano che tra l'Europa e l'Asia stesse un altro continente.
Tuttavia proprio nei manoscritti di Isidoro appariva la cosiddetta mappa a t,
dove la parte superiore rappresenta l'Asia, in alto, perché in Asia stava
secondo la leggenda il Paradiso terrestre, la barra orizzontale rappresenta da
un lato il Mar Nero e dall'altro il Nilo, quella verticale il Mediterraneo, per
cui il quarto di cerchio a sinistra rappresenta l'Europa e quello a destra
l'Africa. Tutto intorno sta il gran cerchio dell'Oceano. Naturalmente le mappe a
t sono bidimensionali, ma non è detto che una rappresentazione bidimensionale
della terra implichi che la si ritenga piatta, altrimenti a una terra piatta
crederebbero anche i nostri atlanti attuali. Si trattava di una forma
convenzionale di proiezione cartografica, e si riteneva inutile rappresentare
l'altra faccia del globo, ignota a tutti e probabilmente inabitata e
inabitabile, così come noi oggi non rappresentiamo l'altra faccia della Luna, di
cui non sappiano nulla.
Infine, il Medioevo era epoca di grandi viaggi ma, con le strade in
disfacimento, foreste da attraversare e bracci di mare da superare fidandosi di
qualche scafista dell'epoca, non c'era possibilità di tracciare mappe adeguate.
Esse erano puramente indicative. Spesso quello che preoccupava maggiormente
l'autore non era di spiegare come si arriva a Gerusalemme, bensì di
rappresentare Gerusalemme al centro della terra.
Infine si cerchi di pensare alla mappa delle linee ferroviarie che propone un
qualsiasi orario in vendita nelle edicole. Nessuno da quella serie di nodi, in
sè chiarissimi se si deve prendere un treno da Milano a Livorno (e apprendere
che si dovrà passare per Genova), potrebbe estrapolare con esattezza la forma
dell'Italia. La forma esatta dell'Italia non interessa a chi deve andare alla
stazione (...).
Si veda ora questa immagine del Beato Angelico nel duomo di Orvieto. Il globo
(di solito simbolo del potere sovrano) tenuto in mano da Gesù rappresenta una
Mappa a T rovesciata. Se si segue lo sguardo di Gesù si vede che egli sta
guardando il mondo e quindi il mondo è rappresentato come lo vede lui dall'alto
e non come lo vediamo noi, e quindi capovolto. Se una mappa a T appare sulla
faccia di un globo vuole dire che essa era intesa come rappresentazione
bidimensionale di una sfera.
CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
dott. Pasquariello Domenico