Il falso paradosso di Fermi

Premesso: adattato da QUI
Il cosiddetto
"paradosso di Fermi" non è una cosa seria, ma è un volgare pettegolezzo che è stato strumentalizzato fino a
trasformarlo in una pessima leggenda metropolitana. Una bufala di grande
successo visto che, abbagliate dall’autorevole nome di Fermi, anche molte
persone “colte” se la bevono acriticamente.
Chiariamo subito che Enrico Fermi non ha mai scritto nessun “paradosso di
Fermi”.
Non lo ha mai pubblicato su Nature o su Science, non lo ha mai presentato a
nessun convegno scientifico.
Ci occupiamo della questione solo perché essa è assai sintomatica di un certo
squallido modo di fare informazione, infangando senza alcun rispetto, dopo la
sua morte, la memoria di uno dei più grandi fisici italiani del XX° secolo. Si
dice (il che è già tutto dire) che riferendosi all’ipotesi dell’esistenza di
eventuali civiltà extraterrestri Fermi abbia chiosato: “Where are they?”,
traduzione letterale: “Dove sono loro?”.
Ammesso che Fermi abbia effettivamente proferito tali parole in tale contesto si
tratterebbe solo di una battuta divertente sulla quale farci una risata. Una
battuta, solo una battuta, niente di più.
Fermi è morto nel 1955 quando ancora si elucubrava su marziani e venusiani i
quali, se in possesso della tecnologia nucleare, avrebbero potuto “essere già
quì”. Nel contesto storico dell’epoca l’eventuale battuta di Fermi assumeva
quindi il sapore di sonora presa per i fondelli dei seguaci di Percival Lowell,
fanaticamente credenti nell’artificialità dei “canali di Marte” (poi rivelatisi
inesistenti) e dei fanatici che giusto a quei tempi incominciavano a
fantasticare su abitanti di Marte.
È da sottolineare il fatto che nel 1955 la radioastronomia stava muovendo i
primi passi e Radio-SETI non era ancora nata. Radio-SETI vedrà la luce solo nel
1959 con “Cercando comunicazioni interstellari” di Cocconi e Morrison e inizierà
nel 1960 con il Progetto Ozma di Frank Drake.
L’eventuale battuta di Fermi è stata strumentalizzata a tabù-dogma
antropocentrico Diversi anni dopo la morte di Fermi, i narcisistici sostenitori del tabù-dogma che l’unica specie
intelligente esistente nell’Universo è quella umana e che non accettano nemmeno
a livello ipotetico l’eventualità dell’esistenza di “concorrenti” su altri
mondi, hanno usato (e continuano a usare) l’eventuale e presunta battuta di
Fermi come foglia di fico che dimostrerebbe “scientificamente” la loro tesi
puerilmente autoconsolatoria. A tale fine gli orfani della “Terra al centro
dell’Universo” (freudianamente sé stessi al centro di tutto) hanno inventato il
cosiddetto “paradosso di Fermi” (che Fermi non ha mai scritto) e per dargli
dignità intellettuale e “scientifica” hanno inventato pure le “implicazioni del
paradosso di Fermi” (che Fermi non ha mai scritto). Manco fossero dei corollari
del teorema di Pitagora.
Queste “implicazioni del paradosso”
che Fermi non ha mai scritto, sono state elucubrate da filosofi “in libris” che
ricordano molto il personaggio del Simplicio (sempliciotto) nel libro di Galileo
Galilei “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e
copernicano”.
A quattro secoli di distanza questi filosofi “in libris” sono purtroppo ancora
molti e diffusi anche in certe baronìe universitarie (magari oxfordiane) e non
solo in alcune facoltà di filosofia, ma anche di fisica.
Le onde elettromagnetiche artificiali (radio,
laser, ecc.) di eventuali civiltà presenti nell'universo viaggiano a velocità
relativistica e sono almeno parzialmente insensibili alla materia interstellare.
È questo l’oggetto della
ricerca SETI.
Ma anche quì gli estensori delle “implicazioni del paradosso di Simplicio” hanno
da berciare: “se non abbiamo ancora mai ricevuto segnali artificiali ET è perché
ET non esiste”.
Ma questa è stupida ignoranza allo stato brado! Quanto a mezzi il SETI è
attualmente ancora all’età della pietra. Con il nostro più grande strumento, il
radiotelescopio di Arecibo, possiamo ragionevolmente sperare di individuare un
forte segnale artificiale in un raggio di sì e no 100 anni luce che, in
una Via Lattea avente un diametro di 100.000 anni luce, rappresentano una cicca
americana rispetto a un’enorme mongolfiera. Radio-SETI arriverà ad avere una
capacità di ricezione di segnali candidati SETI con un raggio di 1.000 anni luce
(che sono comunque pochissimi) solo fra 2-3 anni quando sarà completato il nuovo
radiotelescopio Allen Telescope Array che il SETI Institute sta costruendo in
California.
Per arrivare ad avere una capacità di ricezione di segnali candidati
SETI con un raggio di 25.000 anni luce, pari a solo la metà della nostra
Galassia, Radio-SETI dovrà aspettare e sperare nella realizzazione di SKA, Square Kilometre Array, un radiotelescopio da un chilometro quadrato).
CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
dott. Pasquariello Domenico