L'olocausto ebraico: tutti sapevano ma nessuno intervenne

 

 

Alla fine della seconda guerra mondiale il mondo si trovò davanti ad una scomoda verità: l'uomo aveva superato perfino la bestia con l'olocausto ebraico: una quantità enorme di prove materiali e testimoniali dimostrarono che circa sei milioni di ebrei, cioè i due terzi degli Ebrei che vivevano in Europa, erano stati torturati ed uccisi barbaramente.

 

Nel 1933, la popolazione ebraica in Europa era costituita da circa nove milioni di persone. La maggior parte viveva in quelle nazioni che, durante la Seconda Guerra Mondiale, sarebbero state occupate dalla Germania Nazista, o ne avrebbero, in diverse forme, subito l’influenza. Prima che la guerra giungesse al termine, nell’aprile del 1945, due Ebrei su tre sarebbero morti per mano dei Tedeschi e dei loro fiancheggiatori, nell’ambito della cosiddetta “Soluzione Finale”, termine usato dai Nazisti per indicare l’assassinio degli Ebrei d'Europa (considerati dai Tedeschi la maggiore minaccia per la Germania).

 

Contrariamente a quanto si crede, i potenti, In tutto questo, i politici, gli ebrei di Palestina, la Chiesa e la Croce rossa internazionale ed il mondo stesso sapevano quello che stava accadendo agli ebrei ma non sono intervenuti.

 

È davvero difficile trovare una spiegazione chiara del perché non si presero sul serio le notizie chiare che arrivarono su quello che stava accadendo agli ebrei, infatti fin dal primo momento le notizie arrivarono copiose, e sopratutto nel 1941-1942 ci fu un'accelerazione di queste notizie che permette di dire che il panorama dello sterminio ebreo era completo.

Da dove provenivano queste notizie? Arrivarono sostanzialmente da quattro fonti:

- le persone che erano fuggite dai campi di concentramento o dai ghetti;

- i tedeschi che erano disgustati da quello che vedevano accadere;

- i diplomatici che percorrevano in lungo ed in largo l'Europa ed il mondo per spiegare quello che sapevano;

- i militari ed i servizi segreti, e a tal proposito si pensi che i servizi segreti inglesi erano riusciti perfino a decifrare i messaggi che i tedeschi si scambiavano per comunicarsi i numeri degli uccisi ogni giorno nei campi di concentramento.

 

Tutta la popolazione del mondo era raggiunta dalle notizie di stampa di quello che stava accadendo: non ci fu testata, non ci fu evento che non parlasse di quello che era successo, dalla BBC che dedicò una quantità di trasmissioni a quello che accadeva, fino al New York Times, il Times, il Daily Telegraph, il Manchester Guardian.

Tutti parlavano delle stragi dei ghetti ebrei, tutti parlavano di quello che  accadeva nei campi di concentramento, si parlava di milioni di ebrei coinvolti e si evidenziava che la strage degli ebrei cresceva di continuo in Europa.

Le parole parole rimasero tali, perfino quelle di importanti uomini politici che presero pubblicamente posizione, perfino le parole presenti su precisissimi documenti che parlavano delle stragi degli ebrei che furono recapitati in tutte le cancellerie del mondo.

A questi vanno ad aggiungersi i documenti ed i rapporti prodotti da personale religioso e personale della croce rossa che ben documentavano la persecuzione e lo sterminio degli ebrei.

 

In testo di un documento dei servizi segreti alleati si legge che, riferendosi al testo di un volantino che spiegava  al mondo cosa stava accadendo agli ebrei, diceva: "questo volantino non va bene, censuriamolo, perché per spiegare gli orrori compiuti dai tedeschi bisogna non usare mai esempi che riguardino persone che non vengano ritenute universalmente innocenti, mai usare esempi riguardanti oppositori politici violenti o ebrei".

In sostanza, una spiegazione di fondo potrebbe essere un antisemitismo che era diffuso a più livelli che spinte a non interessarsi allo sterminio degli ebrei, oltre a motivazioni politiche di gruppi come la Chiesa e la Croce Rossa internazione che pur sapendo dettagliatamente cosa accadeva preferirono non intervenire in alcun modo per evitare di mettersi contro i nazisti.

 

Da ricordare quello che la storia ha ben documentato e che alcuni vorrebbero far dimenticare (a volte mentendo in odo spudorato): Pio XII restò in silenzio davanti ai rastrellamenti ed il genocidio degli ebrei, non intervenne mai ufficialmente per impedire che i convogli colmi di famiglie ebree partissero per Auschwitz e vedeva nel nazismo un avversario del comunismo. Dopo la caduta del fascismo, Pio XII non condannò la Shoah e fece tutto quanto in suo potere per impedire l'abrogazione delle leggi razziali. E c'è sicuramente anche dell'altro, basti pensare che il Vaticano non aiuta a scoprire la verità su quegli anni, visto che non ha ancora aperto gli archivi.

Insomma Pio XII tacque in pubblico e non c'è un'unica prova che abbia ordinato in privato di fare qualcosa per impedire quello che stava avvenendo contro gli ebrei italiani.. La storia dei 15 milioni di documenti che non impediscono l'apertura degli archivi sono un pretesto vagamente ridicolo. Nei tre anni dall'8 settembre al 25 aprile il Vaticano non fabbricò certo 15 milioni di documenti (sarebbe 15.000 al giorno). E comunque gli archivi di stato di tutto il mondo sono da tempo accessibili per quel periodo, solo quello vaticano non lo è. Si aggiunga che gli archivi sono accessibili ai difensori d'ufficio di Pio XII almeno dai tempi di Paolo VI; solo gli studiosi indipendenti non possono accedervi.
Non crediamo che ci siano grandi segreti nascosti; immaginiamo che ci sia la dimostrazione del sovrano disinteresse con cui papa Pacelli assistette allo sterminio degli ebrei.

 

Nonostante le informazioni arrivassero numerosissime, comunque nessuno le prendeva sul serio. Ma se invece tutti avessero preso sul serio queste notizie, cosa si poteva fare?

Si sarebbe potuto agire efficacemente in diversi modi, tra i tanti bisogna ricordare che gli ebrei chiesero ripetutamente di bombardare Auschwitz: si sapeva bene che i tedeschi avrebbero riparato i danni e continuato il massacro, tuttavia se gli alleati avessero fatto quel bombardamento avrebbero dimostrato che sapevano bene quello che lì stava accadendo e avrebbero preso una decisa posizione contro lo sterminio degli ebrei.

Tra l'altro gli alleati decisero di bombardare Auschwitz troppo tardi, cioè solo quando essi erano alle porte alla fine dell'Agosto 1944, quando Auschwitz era diventato un obiettivo strategico importante.

Un'altra cosa che gli ebrei chiesero ripetutamente era di far sapere all'opinione pubblica mondiale, ed in particolare all'opinione pubblica tedesca, che il mondo sapeva bene quello che stava accadendo nei campi di sterminio, in modo che i tedeschi non fossero più sicuri di quella immunità che Hitler loro prometteva e avessero paura di quello che sarebbe potuto accadere dopo la guerra.

Infine, è perlomeno stupefacente che le resistenze europee non abbiano nemmeno tentato di fermare uno dei convogli che portava i prigionieri ebrei ad Auschwitz.

 

Il risultato è che nessuna nazione, nessun governo, nessuna Chiesa fece abbastanza per questo sterminio degli ebrei, i nazisti la ebbero vinta riuscendo a perseguitarli tutti ed a spazzarli via dall'Europa: ben 6 milioni di ebrei scomparvero nel nulla grazie alla ferocia nazista.

 

 

L'ufficializzazione dell'olocausto con il processo di Norimberga

 

 

Premessa: tratto da qui

 

Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa dell’Unione Sovietica liberò il campo di concentramento di Auschwitz, sulla cui entrata vi era scritto “Arbeit macht frei” (Il lavoro rende liberi), facendo emergere in tutto il suo orrore l’Olocausto del popolo ebreo. Attraverso le terribili immagini immortalate dagli operatori sovietici, il mondo intero venne finalmente a conoscenza dell’agghiacciante sterminio di milioni di ebrei, un massacro teorizzato da Hitler nella sua autobiografia "Mein Kampf" e diabolicamente messo in pratica dopo la conquista del potere (1933), soprattutto durante la seconda guerra mondiale.
Le immagini riprese al campo di Auschwitz e quelle degli altri campi liberati dai soldati americani e britannici (Mauthausen, Bergen-Belsen, Treblinka, Dachau, Buchenwald ed altri) vennero mostrate al Processo di Norimberga, rappresentando la più schiacciante e sconvolgente prova contro i crimini nazisti.
 

Dal 20 novembre 1945 al 1 ottobre 1946 si tenne il famoso processo di Norimberga che di fatto ufficializzò la presa di coscienza mondiale verso l'olocausto ebraico.

Durante questo periodo venne ricostruita, in tutti i suoi più terribili particolari, la storia del nazismo. Ciò che tutti conosciamo venne rivelato per la prima volta a Norimberga, attraverso la costruzione dell’accusa con prove documentarie e testimonianze. Furono ascoltati circa 350 testimoni, esaminate circa 200.000 dichiarazioni giurate, 100.000 documenti e, soprattutto, proiettati i filmati dei lager nazisti dopo la liberazione dei campi.
 

Prova inconfutabile degli orrori della dominazione nazista in Europa fu il diario di Hans Frank, un documento di ben 12.000 pagine nelle quali si parlava di campi di concentramento, di antisemitismo, di sterminio ecc. Fu lo stesso Frank a consegnare il suo diario agli americani. Poi c’erano gli ordini di Himmler per la cosiddetta “soluzione finale”, cioè lo sterminio della razza ebraica ed anche delle altre razze considerate “inferiori”, che il Reichsfuhrer-SS aveva impartito nell’estate del 1941 all’allora comandante di Auschwitz Rudolph Hoess (vedere sotto circa la sua deposizione).

Himmler ebbe la diretta responsabilità della deportazione e dello sterminio, attuati attraverso l’ufficio centrale di sicurezza del Reich diretto dal generale Reinhard Heydrich (sostituito da Kaltenbrunner alla sua morte, nel giugno del ’42, per mano di patrioti cechi ) e in particolare grazie al lavoro del colonnello Eichmann, responsabile della caccia agli ebrei.

Già nel luglio del 1941 Goring preparò una direttiva in cui incaricava Heydrich di risolvere la questione ebraica nella sfera di influenza tedesca in Europa. In poche parole, significava pulizia etnica. Il 20 gennaio 1942 Heydrich si incontrò con altri 14 alti funzionari dei ministeri tedeschi (tra cui Eichmann, che preparò la riunione, e Muller) in una residenza tranquilla, lungo un lago a Wannsee (vicino Berlino).

La riunione era segretissima e il suo scopo era quello di dare una soluzione al problema ebraico. E la soluzione fu: sterminare undici milioni di persone in tutta Europa. Del cosiddetto “Protocollo di Wannsee”, è sopravvissuta una sola trascrizione che fu scoperta da agenti segreti americani nascosta al ministero degli Esteri tedesco, nel 1947.

La maggior parte delle deportazioni ebbe luogo tra l’estate e l’autunno del 1942, ma già a partire dal 1941 gli ebrei tedeschi venivano deportati nei ghetti in Polonia e nelle città sovietiche occupate. Successivamente vennero deportati nei campi di concentramento, così come stabilito alla conferenza del Wannsee; alcuni erano già esistenti prima della guerra, altri vennero appositamente costruiti, soprattutto in Polonia, per assolvere alla funzione di sterminio. Vi confluirono gli ebrei provenienti dai ghetti vicini, come il famoso ghetto di Varsavia, ma anche da tutti i paesi europei occupati dai nazisti nel loro “spazio vitale”.

I bambini, i vecchi e tutti gli inabili al lavoro venivano direttamente uccisi nelle camere a gas; gli altri invece erano costretti a lavorare nei campi e, una volta divenuti inadatti alla produzione per le terribili situazioni in cui si trovavano, venivano eliminati anch’essi.
Ma la testimonianza più sconvolgente dello sterminio degli ebrei fu quella resa da Rudolph Hoess, che dal 1940 al 1943 era stato comandante di Auschwitz-Birkenau, il più grande e tristemente famoso lager nazista, situato in Polonia nell’Alta Slesia. Hoess era stato chiamato dalla difesa a testimoniare il 15 aprile 1946, allo scopo di scagionare Kaltenbrunner dall’accusa di complicità nel genocidio.

La sua confessione è stata raccolta nel documento 3868-PS e presentata al processo durante la sua deposizione. Egli valutò almeno 2.500.000 di vittime uccise nelle camere a gas, uomini, donne e bambini i quali corpi vennero fatti sparire attraverso i forni crematori.

Un altro mezzo milione soccomberono a fame e malattia, il che fa un totale di circa 3.000.000 di morti, cifra che rappresentava circa il 70 o 80 percento di tutte le persone che vennero spedite ad Auschwitz come prigionieri. Di questi, 20.000 furono prigionieri russi di guerra, circa 100.000 ebrei tedeschi e poi il resto fu costituito soprattutto da ebrei provenienti dall’Olanda, Francia, Belgio, Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Grecia ed altri paesi. Hoess raccontò della sua visita a Treblinka per scoprire come venivano eseguiti i loro stermini.

Il comandante del campo gli disse che ne aveva liquidati 80.000 provenienti dal ghetto di Varsavia usando del monossido di carbonio, ed Hoess affermò che i suoi metodi non gli sembrarono molto efficienti. Così quando preparò lo sterminio ad Auschwitz, usò il Zyklon B., che era un acido prussico cristallizzato che, da una piccola apertura, veniva fatto cadere in grandi camere a gas camuffate da docce, capaci di contenere fino a 2.000 persone.

I prigionieri morivano nel giro di pochi minuti, dopo di che, passata circa un’ora, si aprivano le porte e venivano rimossi i corpi per eliminarli nei forni crematori. Perfino l'oro dei denti dei cadaveri veniva rimosso per essere poi fuso con anelli, bracciali ecc.

Hoess riferì anche dei maltrattamenti e delle sevizie che subivano gli internati, i quali anche se non venivano inviati nelle camere a gas, andavano incontro alla morte per fame, per epidemie o anche a causa degli esperimenti medici “dal vivo” del famigerato dottor Joseph Mengele.
Quando l’Armata Rossa varcò l’entrata del lager, nel campo si trovavano solo poco più di 7.000 sopravvissuti (altri erano stati già evacuati dai nazisti).

 

Nel processo di Norimbera, complessivamente, furono affrontati molti delitti di guerra, tutti ben documentati. Degli episodi citati si riporta quello di Leningrado dove morirono fucilate 171.000 persone; quello di Lwow dove i tedeschi sterminarono circa settecentomila cittadini sovietici e con loro alcuni cittadini degli Stati Uniti, Gran Bretagna, Olanda, Cecoslovacchia, Jugoslavia condotti in questa regione da altri lager; poi via via i nomi terribili Buchenwald, Dachau, Auschwitz, Lidice, Fosse Ardeatine, Marzabotto...; gli episodi avvenuti in Francia con i 704 treni contenenti ciascuno dalle 1500 alle 2500 persone avviate ai lager; quelli in altre località; e per finire la dichiarazione della "guerra totale" messa in atto ovunque con metodi di combattimento e di occupazione militare in contrasto con le leggi e usanze di guerra.


 

Arriverà un giorno in cui qualche idiota negherà che sia mai successo

 

Premessa: tratto da qui

 

Esistono uomini giusti al momento giusto. Uomini che, nonostante facciano "il mestiere delle armi", riconoscono lo scempio estremo della degenerazione umana e diano l'ordine giusto, anzi l'ordine perfetto.
Il generale Dwight D. Eisenhower quando arrivò con i propri uomini presso i campi di concentramento non ebbe il minimo indugio; laddove molti, probabilmente in buona fede, avrebbero cercato di restituire un'ultima forma di rispetto al cospetto dell'orripilante scempio dei corpi delle vittime dei lager e dei sopravvissuti condannati ad essere zombie eterni chiedendo riserbo, lui fece il contrario.
Ordinò, perentoriamente, che fosse scattato il maggior numero di fotografie alle fosse comuni dove giacevano ossa, abiti, corpi scomposti scheletrici ammassati come piramidi casuali. Fotografie per ogni gelida baracca che fungeva da dormitorio, fotografie al filo spinato, ai forni crematori, alle divise, ai cappellini, alle torri di controllo, alle armi, agli strumenti di tortura, sì, c'erano anche quelli.
Fotografie ai sopravvissuti così vicini alla morte da poterci interloquire e restituirla a chiunque li fissasse senza dover nemmeno aprire bocca. Senza parlare, senza parole.

Eisenhower pretese che fossero condotti presso i campi di concentramento tutti gli abitanti tedeschi delle vicine città per vedere la realtà dei fatti e che, suddetti civili, fossero costretti a sotterrare i corpi dei morti.
E poi spiegò: “Che si abbia il massimo della documentazione possibile – che siano registrazioni filmate, fotografie, testimonianze – perché arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo
Perché un giorno arriverà qualche idiota che si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo: da ripetere, incorniciare e santificare questa frase. Racchiude il senso della storia.
Doveva conoscere molto bene l'animo umano il Generale: basti pensare al fatto che la Gran Bretagna ha da poco rimosso l’Olocausto dai suoi programmi scolastici perché “offensivo” nei confronti della popolazione mussulmana che afferma che l’Olocausto non è mai esistito.

Inoltre, esattamente come egli aveva previsto circa 60 anni fa, è ora in corso una vergognosa campagna negazionista tesa a cancellare la realtà storica dell'Olocausto.

Nemmeno sessant'anni e già si nega, si sotterra, ci si premura di non offendere chi, come si trattasse dell'oroscopo, asserisce di non credere.
Altro che Giornata della Memoria. 6 milioni di Ebrei, 20 milioni di Russi, 10 milioni di Cristiani, omosessuali, zingari e malati di mente sono stati torturati, seviziati, ammazzati, bruciati, violati nel corpo e nell'animo, derisi, profanati, umiliati e, infine, fotografati...da un uomo che voleva evitare che la storia venisse negata.
Aveva ragione.

 

 

Concludo infine con una presentazione Powerpoint sull'olocausto che consiglio a tutti di vedere e di diffondere: CLICCA QUI

 

Segnalo questa interessantissima enciclopedia dell'olocausto che, sinteticamente, espone anche cose importanti solitamente non menzionate da altri:  http://www.ushmm.org/wlc/it/a2z.php

 

 

CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
dott. Pasquariello Domenico

http://ceifan.org