Neanderthal: una specie moderna

 

 

« Se si potesse reincarnare un Neanderthal e porlo nella metropolitana di New York, opportunamente lavato, sbarbato e modernamente vestito, si dubita che potrebbe attrarre alcuna attenzione. » (William Straus)

 

Premessa: adattato in parte da wikipedia

 

In base a credenze che sanno di luoghi comuni, purtroppo riprese anche dai media, si è diffusa l'idea che la specie umana Neanderthal fosse estremamente primitiva in tutto, anche nell'aspetto: non è così!

Tra i 250000 ed i 30000 anni fa circa, visse la specie umana dell'Homo neanderthalensis (Uomo di Neandertal o, nei testi meno recenti, Uomo di Neanderthal). Convissuto nell'ultimo periodo della sua esistenza con l'uomo moderno, la sua scomparsa in un tempo relativamente breve è un enigma scientifico oggi attivamente studiato.
L'aspetto fisico esteriore del neandertaliano classico è quello di un uomo di altezza media (1,60 m) perfettamente eretto e muscolarmente robusto; la testa è allungata antero-posteriormente e ha un volume cerebrale di 1500 cm3 in media, del 10% superiore agli uomini attuali. Ha uno spiccato prognatismo e spesso il mento sfuggente. Col tempo, in alcune zone e verso la fine del Paleolitico si diffonde un tipo più gracile e con un mento osseo più pronunciato, mentre gli zigomi sono molto meno accentuati e le arcate sopraccigliari al contrario più sporgenti. Inoltre, molti di questi tratti si manifestano occasionalmente negli uomini moderni, specialmente tra certi gruppi etnici.

Il loro aspetto era molto più simile a quello degli esseri umani di quanto si possa pensare, come dimostrano le moderne ricostruzioni effettuate con criteri scientifici su reperti archeologici.

 

 

Molto diffuso l'utilizzo delle pelli, anche per la costruzione di ripari estivi all'aperto, contrapponendosi alla pratica troglodita invernale. Si ritrovano strutture di pietre o di ossa atte ad assicurare i bordi delle pelli al suolo.
Abbondanti tracce di ocra rossa fanno pensare a usi rituali e religiosi. Anche in tale ottica si evidenzia l'inumazione come pratica diffusa, in fosse di forma ovale, con corredi funerari (cibo, corna e strumenti litici), spesso ricoperte da lastroni per sottrarre i corpi alle fiere, deposizioni di fiori (studi sui pollini in ritrovamenti in Asia Minore). Il fuoco, in cerchi di contenimento di pietre, è largamente utilizzato.
Con i Neanderthalensis si ha il primo esempio di strumento musicale non percussivo ma intonato (in dettaglio, con quattro note compatibili con la naturale scala diatonica greca), grazie al ritrovamento del cosiddetto flauto di Divje Babe (in Slovenia): un frammento di femore di orso delle caverne perforato regolarmente. Inizia anche l'arte figurativa in senso stretto, considerata prerogativa di sapiens sapiens ma dalla stratigrafia recentemente attribuita anche ai Neanderthalensis.
Nel complesso la tecnologia dell'Homo Neanderthalensis può riassumersi in:


- Asce a mano, o amigdale: sono il resto di grossi noduli di selce, scheggiati ai bordi per ricavarne schegge più piccole.
- Punte di selce: da usare immanicate su pesanti bastoni usati come lance nella caccia a grossi animali.
- Denticolati, cioè schegge di selce senza punta col margine dentellato: sarebbero delle primitive seghe a mano, usate per lavorare legno ossa e tendini.
- Raschiatoi: sono dei coltelli di selce da usare senza manico, per tagliare la carne.
- Flauti, cioè ossa lunghe forate, che sarebbero degli accendini: nei fori venivano sfregati bastoncini di legno per accendere della paglia.

- Aghi per cucire indumenti.

- Oggetti lavorati usati per decorazione personale, ad esempio conchiglie dipinte usate come pendenti.

- Sepolture per i loro morti (con cerimonia).

 

 

Esistono anche tutta una serie di reperti e disegni abbastanza complessi risalenti all'epoca dei  Neanderthal ma la cui attribuzione a quest'ultimi è ancora in discussione a causa della difficoltà nel reperire prove in merito dopo tutto questo tempo.

Il Neanderthal possedeva le tecnologia per confezionare indumenti, prevalentemente di pelli, e rimangono molti manufatti di attrezzi per la concia delle stesse, di cui i più noti sono i raschiatoi munsteriani. Le zone climatiche frequentate imponevano sicuramente l'uso di coperture, e possiamo rappresentare il Neandertal tipico prevalentemente vestito. Oltre a ciò si segnala la capacità simbolica ed artistica, che ha portato all'uso, almeno episodico, di monili e pendagli.
In passato, al contrario, è spesso stato rappresentato come lo stereotipo dell'uomo cavernicolo, tale ricostruzione ripete né più né meno la figura dell'uomo selvatico presente nella tradizione popolare europea e raffigurata sin dal Medioevo. Come già accennato, in realtà aveva un aspetto molto più moderno di quanto si pensi, come confermano le moderne ricostruzioni scientifiche.

 

 

 I Neanderthal furono sfortunati in quanto vissero per lo più in zone estremamente ostili, come l'Europa in periodo di glaciazione che aveva temperature tremende, e questa fu una delle cause che limitò il loro sviluppo culturale, tecnologico e demografico: infatti c'è chi stima un numero massimo di 15000 Neanderthal esistiti, praticamente con un'alta mortalità infantile ed una vita dedicata esclusivamente alla priorità di sopravvivere in ambienti ostili. Sulla loro estinzione ci sono innumerevoli teorie, m nulla di provato.
 

 

 

 

Preistorici dal comportamento moderno
 

Premessa: tratto da: http://www.israele.net/sezione,,2703.htm


I ricercatori dell’Università di Gerusalemme hanno scoperto testimonianze di comportamenti umani sofisticati risalenti a 750.000 anni fa, circa mezzo milione di anni prima di quanto pensassero gli archeologi.
La scoperta è stata fatta nel corso degli scavi sul sito preistorico di Gesher Benot Ya’aqov, situato lungo la faglia del Mar Morto, nella parte meridionale della Valle di Hula, nel nord di Israele, da un’équipe dell’istituto di archeologia dell’Università di Gerusalemme. L’analisi della distribuzione spaziale dei reperti rivela un modello di aree specifiche in cui si svolgevano varie attività. Questo tipo di destinazione indica una concettualizzazione formalizzata dello spazio vitale, che richiede organizzazione sociale e comunicazione tra i membri del gruppo. Tali capacità organizzative erano ritenute proprie solo degli uomini moderni.
Finora i tentativi di rintracciare le origini di questi comportamenti in vari siti preistorici nel mondo si erano concentrati sulle analisi spaziali dei siti del paleolitico medio, dove le aree di attività, in particolare quelle associate ai focolari, sono state trovate solo fino a circa 250.000 anni fa.


Il nuovo studio dell’Università di Gerusalemme, un rapporto pubblicato questa settimana dalla rivista Science, descrive uno strato acheuleano (cultura primitiva con utensili di pietra) a Gesher Benot Ya’aqov che è stato datato a circa 750.000 anni fa. I reperti consistono in numerosi utensili di pietra, ossa di animali e una ricca collezione di resti botanici. L’analisi della distribuzione spaziale di tutti questi reperti ha rivelato due aree di attività nello strato.

La prima area è caratterizzata da abbondanti ritrovamenti di utensili in pietra. Una grande quantità di resti di pesci in questa zona suggerisce che vi fosse molta lavorazione e consumo di pesce, una delle prime testimonianze di consumo ittico tra i popoli preistorici.
Nella seconda area, è stata identificata una maggiore varietà di attività, che si svolgevano tutte vicino a un focolare. I numerosi pezzi di legno trovati in quest’area erano usati come combustibile per il fuoco.

La lavorazione del basalto e del calcare era spazialmente ristretta alla zona del focolare, dove le attività indicano l’uso di grandi utensili di pietra come asce, mannaie, raschietti e punteruoli. La presenza di martelli di pietra, e in particolare di incudini bucate (usate come pietre per denocciolare), suggeriscono che la lavorazione delle nocciole avvenisse accanto al fuoco e forse anche l’uso di arrostire le nocciole. Inoltre vicino al fuoco venivano probabilmente consumati pesce e granchi.
 

 

 

 

Il pensiero simbolico dei Neandertal

 

Premessa: tratto da http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Il_pensiero_simbolico_dei_Neandertal/1341683

 

Le conchiglie ornamentali rinvenute nella Cueva de los Aviones e nella Cueva Antón risalgono a diecimila anni prima dell'arrivo in Europa dei primi uomini moderni
La convinzione che i Neandertal fossero cognitivamente inferiori ai primi umani moderni è mesa a dura prova da una ricerca condotta da un gruppo internazionale di studiosi - fra cui l'italiano Diego E. Angelucci dell'Università di Trento - che in un articolo pubblicato sui "Proceedings of the National Academy of Sciences" (PNAS) illustrano la scoperta di una serie di conchiglie marine perforate e dipinte, dalla evidente funzione ornamentale, rinvenute in due siti della Murcia, in Spagna, e precisamente nella Cueva de los Aviones e nella Cueva Antón.
La pratica di ornare il corpo è ampiamente accettata da archeologi e antropologi come una prova conclusiva di un comportamento moderno e di un pensiero simbolico fra i primi esseri umani, di cui però finora non c'era traccia fra i Neandertal.
"Questa è la prima prova certa che circa 50.000 anni fa, ossia dieci millenni prima che l'uomo moderno facesse la sua comparsa in Europa, il comportamento dei Neandertal era organizzato simbolicamente", osserva João Zilhão dell'Università di Bristol, primo firmatario dell'articolo.


In precedenza, la presenza di reperti con funzione ornamentale rinvenuti in siti neanderatliani era stata infatti poi attribuita a un rimescolamento dei piani stratigrafici e la paternità di quei munufatti, quindi, alle popolazioni di umani moderni che si erano successivamente insediate in quelle località. In altre situazioni erano sorte controversie, come per esempio nel caso dei denti istoriati e dei punteruoli in osso decorati rinvenuti nei siti della culture Châtelperroniana, in Francia.
In un precedente lavoro Zilhão e colleghi avevano ipotizzato che si trattasse di genuini artefatti neandertaliani in grado di dimostrare l'evoluzione indipendente di una capacità cognitiva superiore nei Neandertal. Tuttavia, quei reperti erano stati datati a un periodo compreso fra i 40.000 e i 45.000 anni fa, corrispondente all'inizio della dispersione in Europa dei primi uomini anatomicamente moderni avvenuta fra i 40.000 e 42.000 anni fa), lasciando aperta la possibilità che quei manufatti appartenessero in realtà a essi.
"I dati provenienti dai siti della Murcia dissolve le ultime nubi di incertezza sulla modernità del comportamento e della cognizione degli ultimi Neandertal e, di conseguenza, non c'è più alcuna ragione per continuare a porre in dubbio la paternità neandertaliana anche dei manufatti della cultura Châtelperroniana. Se consideriamo la natura degli scambi culturali e genetici occorsi fra Neandertal e uomini moderni al tempo della loro venuta in contatto, dobbiamo riconoscere che da entrambe le parti erano stati raggiunti risultati culturali di pari livello."
 

 

CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
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dott. Pasquariello Domenico

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