Tratto da: FAQ le affermazioni ricorrenti dei lunacomplottisti, sbugiardate una per una, cliccate su dettagli per approfondire
Le informazioni seguenti sono l'ennesima prova di come coloro che si dichiarano “ricercatori della verità” si dimostrano incapaci di compiere le verifiche più elementari sulle proprie asserzioni.
La Rete è piena di siti e di persone che sostengono di aver trovato le “prove” che confermano la loro ipotesi, secondo la quale le missioni americane che portarono all'arrivo del primo uomo sulla Luna il 20 luglio 1969 e a una serie di esplorazioni del nostro satellite conclusasi nel 1972 non sarebbero mai avvenute: sarebbero invece state girate in uno studio cinematografico e usate come mezzo per combattere la propaganda sovietica.
In altre parole, secondo questi signori, lungi dall'essere un evento storico, lo sbarco sulla Luna sarebbe il più grande inganno di tutti i tempi.
Per fortuna, la Rete è anche ben fornita di dimostrazioni che smentiscono punto per punto le “prove” trovate dai complottisti. Tuttavia peccano tutte di una certa prolissità, probabilmente inevitabile perché sono preparate con molto più rigore delle “prove” che devono smentire, e sono quasi sempre in inglese, per cui sono poco accessibili a chi non conosce questa lingua. Così ho preparato questa miniguida, in fondo alla quale trovate un elenco di siti da consultare per saperne di più.
Quello che si nota subito è un meccanismo tipico delle bufale complottistiche, cioè dei furbi hanno creato la bufala complottista sullo sbarco lunare sfruttando apparenti stranezze che la gente comune ignora per mancata competenza in materia, con contorno di fatti totalmente inventati.
Certo, perché alla
NASA sono deficienti e si dimenticano di mettere le stelle quando falsificano le
foto. No, le stelle non ci sono perché non ci
devono essere: sono troppo fioche rispetto al suolo lunare fortemente
illuminato dal sole. Se siete allo stadio, di sera, vedete le stelle in cielo
nonostante i riflettori che illuminano il campo? Appunto. E' una questione di
tecnica fotografica di base. Del resto, le stelle non ci sono neanche nelle foto
scattate nello spazio dal nostro Umberto Guidoni o dagli astronauti dello
Shuttle, come lo svizzero Claude Nicollier nell'immagine qui accanto; diventano
visibili soltanto se si usa un tempo di posa molto lungo. (dettagli).
No. Sono graffi prodotti dallo sfregamento dei guanti degli astronauti, sporchi di polvere lunare abrasiva, contro la visiera, per spostare i parasole laterali del casco stesso. Ingrandendo le foto originali si vede che le luci non hanno affatto una disposizione e una forma regolare (dettagli).
No. Vuol dire che costa ed è pericoloso. Tecnologicamente parlando, non è impossibile oggi e non lo era neanche nel 1969, ma è molto pericoloso, è molto difficile e soprattutto oggi non c'è la stessa volontà politica di farlo a qualunque costo e di rischiare la vita delle persone: la corsa per battere i sovietici è finita da un pezzo, per cui si fanno missioni automatiche, meno costose e rischiose. Adesso la NASA si sta preparando a tornarvi, con le tecnologie di oggi e con costi e rischi molto più bassi. E le missioni lunari sono finite nel 1972, non nel 1969.
Ci provarono anche i russi: solo che il loro grande razzo vettore N1, progettato appositamente per la missione lunare, aveva una spiacevole tendenza a esplodere. Per cui il progetto fallì, gli americani arrivarono primi, e il piano lunare sovietico fu abbandonato e tenuto segreto per non ammettere l'imbarazzo. Ma la documentazione è rimasta. (dettagli)
Perché gli astronauti
sono illuminati dalla luce del Sole, riflessa
dalla superficie lunare, come lo è qualsiasi altro oggetto che si erga al
di sopra del suolo. Infatti la Luna è visibile in cielo perché riflette la
luce. La riflette relativamente poco, ma comunque abbastanza da creare una
gran bella Luna piena e da essere l'unico corpo celeste chiaramente visibile in
pieno giorno dalla Terra.
Le foto che ritraggono soggetti in ombra furono scattate tenendo conto della
poca luce: infatti le parti illuminate dal sole sono sovraesposte, esattamente
come avviene nel modellino mostrato qui accanto (dettagli).
Non è vero che sono tutte perfette. In realtà non tutte le foto riuscirono: semplicemente la NASA pubblicò soltanto quelle buone, come avviene in qualunque reportage fotografico. Ma negli archivi dell'agenzia spaziale ci sono tante foto sottoesposte, sovraesposte, mosse, sfocate e mal inquadrate: non vengono mostrate quasi mai, proprio perché fanno schifo. Sono comunque disponibili per la consultazione via Internet (dettagli).
Inoltre le fotocamere erano dotate di obiettivi grandangolari, equivalenti a obiettivi da 24 mm tradizionali, con inquadrature molto larghe che rendevano sufficiente una mira alla buona in direzione del soggetto (dettagli). Gli astronauti si erano addestrati a valutare l'esposizione e la messa a fuoco a occhio, come facevano da sempre i fotografi prima che venissero inventati gli automatismi (dettagli).
Anche nelle foto scattate sulla Terra le ombre non sono parallele: si chiama prospettiva. Se poi le ombre cadono su un terreno irregolare, in zone con pendenze differenti, l'effetto è ancora più vistoso. E se davvero ci fossero state fonti di luce multiple, ogni oggetto avrebbe dovuto proiettare ombre multiple, come i calciatori allo stadio nelle partite notturne (dettagli).
In realtà l'ombra arriva al bordo rialzato di un cratere, che copre il vero orizzonte, parecchio più lontano. Altre foto mostrano chiaramente quest'effetto. (dettagli)
Sulla Luna non c'è aria, quindi non esiste il graduale offuscamento atmosferico che ci indica che un oggetto è lontano. Inoltre non ci sono oggetti familiari (alberi, case) che diano il senso delle dimensioni. Infine, l'orizzonte sulla Luna è molto più vicino che sulla Terra: è a soli 2,4 km. Di conseguenza, quelle che sembrano essere collinette vicine sono in realtà montagne situate a diversi chilometri dal punto di allunaggio, viste da punti diversi, che non cambiano aspetto appunto a causa della grande distanza alla quale si trovano. E' come fotografare il Vesuvio da due punti separati da qualche centinaio di metri: il vulcano avrà lo stesso aspetto, ma le case in primo piano saranno "scomparse". Eppure nessuno pensa che il Vesuvio sia un fondale finto.
Perché, in uno studio
cinematografico invece ci sono gli spifferi e i registi della più importante
messinscena della storia sarebbero stati così stupidi da lasciare dei ciak
sbagliati che tradiscono il trucco?
No, la bandiera "sventola" soltanto quando l'astronauta la scuote. Anche
sulla Terra si può far "sventolare" una bandiera in assenza di vento: basta
darle una bottarella. Quando l'astronauta molla l'asta della bandiera, il drappo
dondola un po', e lo fa in modo innaturale, rigido, senza essere frenato e senza
cambiare forma come avviene in atmosfera, perché si muove nel vuoto: quindi il
dondolio della bandiera è semmai una prova che le riprese furono effettuate in
assenza d'atmosfera. Guardate bene i filmati lunari e confrontateli con il
dondolio di una bandiera in aria.
La controprova è che dopo che gli astronauti l'hanno piantata e lasciata
assestare, tutte le riprese di una stessa missione mostrano la bandiera
spiegazzata esattamente nello stesso modo. Se ci fosse stata aria, avrebbe
cambiato posizione. Fra queste due immagini, tratte dalla missione Apollo 11, ci
sono 38 minuti di intervallo, ma la bandiera è esattamente uguale.
C'è però un'eccezione: in un punto delle riprese video della missione Apollo 15
la bandiera oscilla senza essere stata toccata. Si tratta però di un effetto
elettrostatico, dovuto al passaggio di un astronauta nelle immediate vicinanze,
simile all'effetto che si ottiene sfregando contro un maglione di lana un
bastoncino di plastica, che attira capelli o pezzetti di carta. E' un fenomeno
che sulla Terra, in atmosfera, non sarebbe osservabile su un drappo così grande,
che verrebbe frenato dalla resistenza dell'aria. Questa ripresa, quindi, in
realtà dimostra ancora una volta che la ripresa fu effettuata nel vuoto.
Alcuni obiettano che
nelle fotografie degli astronauti sulla Luna il drappo della bandiera sembra
garrire nel vento. Ma sulla Luna non c'è aria e quindi non c'è vento: pertanto,
secondo loro, il drappo dovrebbe penzolare mollemente dall'asta.
In realtà la bandiera sembra sventolare perché è sorretta da un'astina
orizzontale telescopica, ben visibile se si guardano con attenzione le immagini.
La NASA, infatti, si rese conto che una bandiera floscia non avrebbe fatto un
bell'effetto nel vuoto e quindi escogitò questa soluzione tecnica semplice ed
efficace.
Il suo aspetto stropicciato deriva dal fatto che fu portata sulla Luna
strettamente ripiegata e arrotolata e gli astronauti decisero di non spianarla
troppo per darle appunto un aspetto vivace che desse l'idea di uno sventolio
tradizionale. In alcune missioni, inoltre, l'astina telescopica non si estese
completamente, per cui il bordo superiore della bandiera rimase raccolto invece
di tendersi, contribuendo alla stropicciatura.
Perché quando si
fotografa un oggetto filiforme scuro contro uno sfondo chiaro e luminoso,
l'oggetto filiforme tende a scomparire, inghiottito dal chiarore circostante: è
un fenomeno ben noto ai fotografi.
Del resto, che senso avrebbe avuto un ritocco del genere? Le crocette "mancanti"
non riguardano dettagli significativi delle immagini. E perché mai alla NASA
sarebbero stati così cretini da commettere un errore del genere? Ma soprattutto,
se le foto fossero state fatte in studio, che bisogno ci sarebbe stato di
aggiungere oggetti tramite fotomontaggio? Sarebbe bastato tornare in studio e
rifare la foto (dettagli)
No, la "C" sul sasso è in realtà soltanto un pelucco intrufolatosi durante la duplicazione delle foto originali (fatta con un processo fotografico chimico, non digitale) e quella sul terreno è un'ombra irregolare che sembra una "C" soltanto se la si guarda da lontano. La vera natura di questi segni si nota guardando le versioni ad alta risoluzione delle immagini originali. (dettagli)
No, sono consecutive: l'antenna situata sullo zaino "scompare" soltanto nelle versioni a bassa risoluzione delle foto. Nelle versioni di alta qualità c'è eccome. L'antenna, inoltre, era piatta, per cui si vede poco nelle foto nelle quali è disposta di taglio rispetto all'osservatore. (dettagli)
Perché lo scrisse, precisamente nel numero di agosto del 1989, un autore noto per le sue eccentricità pseudoscientifiche ed esoteriche, che oltretutto inanella una serie imbarazzante di errori tecnici. (dettagli)
E quindi gli organizzatori della messinscena sarebbero stati così idioti da commettere e pubblicare un errore dilettantesco del genere? In realtà non è l'orizzonte ad essere buio (infatti è scuro quanto il terreno in primissimo piano), ma è il terreno sotto l'astronauta che è più chiaro di quello circostante, perché l'astronauta si trova nella fascia di terreno spazzata dal getto del modulo lunare durante l'allunaggio. (dettagli)
Perché l'atmosfera non
c'entra nulla con il controluce. Secondo i lunacomplottisti, siccome sulla Luna
manca l'atmosfera che diffonde la luce, le ombre sono nerissime e quindi le foto
ufficiali che mostrano gli astronauti sono dei falsi.
In realtà non è affatto vero che è l'atmosfera a gettare luce nelle zone in
ombra. L'atmosfera non c'entra nulla, e questo lo sa qualunque fotografo
professionista. Le ombre vengono rischiarate dalla luce riflessa dalle superfici
circostanti, compreso il terreno e il soggetto stesso: questo concetto vale
sulla Terra e anche sulla Luna.
Nelle foto lunari, quindi, le ombre sono rischiarate dalla luce riflessa dal
terreno circostante, illuminato dal sole (tanto che la Luna è visibile da Terra
anche di giorno), e dalla luce riflessa dalle tute bianche degli astronauti.
Per lo stesso motivo per il quale non riuscite ad
abbronzarvi in auto se non abbassate i finestrini: il vetro è trattato un modo
da lasciar passare la luce visibile ma bloccare i raggi ultravioletti che
causano le scottature solari. E' una tecnologia comunissima, si usa anche negli
occhiali da sole. E comunque è stata un'esposizione momentanea: il video è
questo, tratto dalla missione Apollo 17.
Alla NASA non erano mica
citrulli. Ci avevano pensato, a differenza di chi fa domande come questa senza
rendersi conto che ne ha la risposta sotto il naso, nella vita di tutti i
giorni.
Perché la telecamera,
montata sul Rover (l'auto lunare), era radiocomandata da un operatore sulla
Terra. La ripresa non proviene dal primo sbarco, ma dall'ultimo, l'Apollo 17. Ci
sono pagine su pagine di documentazione sui calcoli che si resero necessari per
dare il segnale di movimento della telecamera con il giusto anticipo, in modo da
tenere conto del ritardo di trasmissione Terra-Luna.
Basta leggere la documentazione tecnica, invece dei libri dei lunacomplottisti,
che guarda caso non sono mai dei tecnici.
No. Gli astronauti,
sulla Luna, pesavano un sesto del normale. Zaino e tuta pesavano circa 90 kg in
tutto sulla Terra, per cui sulla Luna un astronauta di 80 kg che indossava tuta
e zaino pesava 28 kg circa tutto compreso. Perché avrebbe dovuto far fatica?
La manovra sembra insolita perché oltre alla gravità ridotta c'è il fatto che
l'astronauta porta uno zaino che pesa quanto lui, per cui il suo baricentro è
spostato. Per questo gli astronauti camminano pendendo in avanti, come chi porta
un carico di legna in montagna.
Ipotizzare l'uso di cavi è ridicolo perché ci sono riprese continuative che
durano decine di minuti, durante i quali gli astronauti cambiano direzione e
posizione ripetutamente. Come avrebbero fatto a non ingarbugliarsi questi
ipotetici cavi?
No. Le tracce sono spesso fioche perché il Rover, sulla Luna, pesava 33 chili e poggiava sulla superficie di quattro ruote, per cui premeva sul terreno meno di quanto facessero gli astronauti. In molti casi sono cancellate dalle successive impronte degli astronauti o non sono dove ce le aspettiamo, perché il Rover era talmente leggero che gli astronauti lo sollevavano e giravano a mano. (dettagli)
Perché quelle sono
temperature massime e minime del suolo:
gli astronauti allunarono poco dopo l'alba locale, quando le temperature erano
molto più miti. Oltretutto quei valori sono appunto riferiti al suolo, rispetto
al quale la pellicola era isolata dal vuoto, come in un thermos. Sulla Luna non
c'è atmosfera che conduca il calore dal suolo alla pellicola.
La pellicola era comunque di un tipo speciale, resistente agli sbalzi termici,
già usata per le ricognizioni aeree d'alta quota, e le fotocamere erano trattate
per riflettere il calore dell'esposizione al sole, che oltretutto non è molto
diverso da quello che si ha in montagna sulla Terra. (dettagli)
Perché alla NASA non
erano scemi e fecero i conti prima; mica lanciarono gli astronauti alla buona
verso l'ignoto. La scienza conosceva già la natura delle fasce di Van Allen dal
1958 e il progetto Apollo ne tenne conto. Fu effettuata una missione apposita di
prova senza equipaggio, la Apollo 4, per misurare le radiazioni in cabina.
Le missioni lunari passarono rapidamente attraverso queste fasce, situate
intorno alla Terra, e grazie all'apposita schermatura della capsula gli
astronauti subirono dosi di radiazioni paragonabili a quelle di una radiografia
o a quelle che riceve ognuno di noi in tre anni di vita sulla Terra al livello
del mare.
Le pellicole furono ulteriormente protette da contenitori speciali. Per
difendersi dalle radiazioni delle fasce di Van Allen non occorrono lastre di
piombo pesantissime o altre assurdità: sono affermazioni inventate dai
lunacomplottisti. (dettagli)
Perché alcune foto
fornite alla stampa sono state reinquadrate o hanno subìto l'aggiunta di una
porzione di cielo, ma soltanto per renderle esteticamente più gradevoli. Alcuni
siti hanno pubblicato copie acquisite male con lo scanner e le hanno ritoccate
per togliere pelucchi e graffi, ma gli originali non ritoccati e scanditi per
bene sono pubblicamente disponibili presso i siti indicati nella colonna di
destra di Complotti Lunari.
E poi pensateci un attimo: se le foto sono
ritoccate, vuol dire che sono state fatte sulla Luna: altrimenti sarebbe
bastato tornare in studio e rifarle per bene (dettagli).
Perché quasi la metà delle foto scattate dagli astronauti dell'Apollo 11 furono fatte a gruppi di 8-12 scatti in rapida successione, senza cambiare punto di ripresa ma semplicemente ruotando su se stessi, per formare delle panoramiche. Lo stesso vale per le altre missioni (dettagli).
E perché mai ci dovrebbe essere? I motori a getto degli aerei a decollo verticale come l'Harrier, ben più potenti di quelli del modulo lunare, non producono crateri o segni al suolo. E' vero che i disegni NASA fatti prima degli allunaggi mostravano un cratere, ma era una congettura, visto che non si sapeva quasi nulla della natura del suolo lunare. (dettagli)
E' già stato fatto, e infatti ci sono le foto dei veicoli Apollo. Cina, India, Giappone e Stati Uniti hanno messo in orbita intorno alla Luna numerosi satelliti automatici, alcuni dei quali sono tuttora in funzione. Ma nessuno di essi aveva a bordo fotocamere sufficientemente potenti da catturare immagini dei luoghi d'allunaggio tanto nitide da mostrare i veicoli degli astronauti. La sonda Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) è stata la prima a poterlo fare, e lo ha fatto. Le prime immagini sono state pubblicate il 17 luglio 2009. (dettagli)
Inoltre alcuni strumenti della sonda giapponese Kaguya hanno fatto rilievi molto
precisi delle zone degli sbarchi. E guarda caso, i rilievi giapponesi
corrispondono esattamente a quello che si vede nelle foto degli astronauti
americani di quarant'anni prima (dettagli).
No. Ha detto di aver visto, durante il viaggio verso la Luna, un oggetto che non fu in grado di identificare al momento, ma che le analisi successive hanno identificato con sostanziale certezza: uno dei pannelli che racchiudevano come petali il modulo lunare. (dettagli)
E perché dovrebbero esserlo? La polvere sulla Luna non è uguale dappertutto. L'Apollo 11 allunò in una zona pianeggiate dei "mari" lunari; molte altre missioni allunarono nelle zone montuose. Non c'è da stupirsi che fra pianura e montagne ci siano differenze geologiche e quindi differenze di polvere e consistenza del suolo. (dettagli)
28.
Non è strano che le impronte degli astronauti siano così nitide se il suolo
lunare è completamente asciutto?
E' strano, ma è giusto. E' infatti una proprietà che ha la regolite (il
principale componente minerale della superficie dei "mari" lunari) quando è
asciutta ed è nel vuoto. La trasmissione Mythbusters ha ricostruito la
situazione in una camera a vuoto usando un materiale geologicamente identico
alla regolite e ha ottenuto lo stesso risultato.
29. Come è possibile che tutto sia andato così perfettamente
liscio?
Non andò affatto così. Tre astronauti morirono sulla rampa di lancio (Apollo 1).
L'Apollo 13 ebbe un'esplosione a bordo che le impedì di allunare e quasi uccise
l'equipaggio. L'Apollo 12 fu colpita da un fulmine al decollo. L'Apollo 11 ebbe
un guasto al computer proprio durante l'allunaggio, e l'aggancio del modulo
lunare alla capsula Apollo, dopo l'allunaggio, fece perdere il controllo dei
veicoli. Vari equipaggi furono perseguitati da nausea, vomito e diarrea. Un
elenco parziale ma corposo delle cose che andarono storte è riportato in
questo articolo.
30. Come faceva la jeep a starci dentro il modulo lunare?
Era ripiegata e
alloggiata dentro uno degli scomparti a forma di cuneo riservati alle
attrezzature scientifiche del LM e predisposti nella base del modulo lunare.
Le riprese televisive degli sbarchi mostrano bene la
procedura per estrarre e ricomporre il Rover nella sua configurazione di
utilizzo.
La jeep era poco più di un telaio d'alluminio con quattro piccoli motori
elettrici (più due per lo sterzo), un pacco batterie e due seggiolini tubolari.
Sulla Terra pesava in tutto 200 chilogrammi. Essendo elettrica, non le servivano
cambio, alberi di trasmissione e assali per le ruote (i motori erano accoppiati
direttamente alle ruote), per cui poteva essere ripiegata in una forma molto
compatta (dettagli).
31.
E' vero che l'astronauta Gus Grissom fu ucciso in un incendio durante
un'esercitazione a terra con la capsula Apollo 1 per farlo tacere, perché stava
per rivelare che l'Apollo non avrebbe mai potuto raggiungere la Luna?
No: alcuni lunacomplottisti lo insinuano e il figlio Scott Grissom lo sospetta,
ma senza avere alcuna prova concreta. Del resto, questa tesi di complotto è
particolarmente assurda: secondo i lunacomplottisti, Gus Grissom stava per
rivelare pubblicamente che i veicoli Apollo erano pericolosamente inaffidabili e
quindi sarebbe stato deciso di zittirlo facendolo morire... in un incendio della
capsula che avrebbe rivelato a tutti che i veicoli Apollo erano pericolosamente
inaffidabili. Geniale.
32.
E' vero che l'ispettore della sicurezza Thomas R. Baron fu ucciso per non
rivelare che il programma Apollo non sarebbe mai arrivato sulla Luna?
No. Come spiega persino il
filmato usato dai lunacomplottisti per sostenere la loro tesi, Baron morì
dopo che il disastro fatale dell'Apollo
1, costato la vita a tre astronauti, era diventato di dominio pubblico e
dopo aver testimoniato anche per iscritto
di fronte al Congresso. Eliminare il testimone dopo che ha già testimoniato in
pubblico sarebbe il massimo dell'idiozia, ma questo non sembra turbare i
sostenitori di questa teoria (dettagli).
33. Come mai ci furono ben dieci morti misteriose fra gli astronauti? Fu per farli tacere?
No. I lunacomplottisti
dimenticano che il mestiere di pilota di velivoli ad altissime prestazioni,
portati al limite per fare sperimentazione, è molto pericoloso. I piloti
collaudatori morivano spesso negli anni Cinquanta e Sessanta, anche al di fuori
del programma spaziale: basta leggersi qualche libro di storia dell'aviazione.
Anche se il filmato
presentato dai lunacomplottisti mostra quasi esclusivamente fotografie prive di
nomi, le ricerche hanno permesso di identificare chi sono questi dieci morti
misteriosi. Emerge che due di loro, Michael James Adams e Robert Henry Lawrence,
erano astronauti militari non coinvolti nel
progetto Apollo; quattro, ossia Charles Bassett, Elliott See, Theodore
Freeman e Clifton Williams, perirono in tre incidenti aerei con addestratori
supersonici T-38 (erano piloti collaudatori); Ed Givens ebbe un incidente
d'auto; e Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee morirono nell'incendio
dell'Apollo 1. E' una casistica sospetta per un gruppo di piloti che
quotidianamente compiono voli ad alto rischio su veicoli spesso non collaudati?
34. E' vero che l'astronauta Buzz Aldrin ha detto che su una luna di Marte c'è un monolito e che questo dimostra che la NASA sa degli extraterrestri?
Sì, ma la parola monolito indica semplicemente qualunque grosso sasso. Il contesto in cui Aldrin ha pronunciato la frase chiarisce che non sta parlando di manufatti alieni (dettagli).
35. Come mai ogni tanto nei video si vede un lucchichìo di fili? Sono quelli che reggono gli astronauti?
No. Non sono fili o
cavi: di solito sono artefatti di compressione,
ossia errori introdotti dalla conversione ripetuta dei video da un formato
all'altro, per esempio per la pubblicazione su Youtube. I video originali, ai
quali bisogna sempre fare riferimento per qualunque analisi invece di basarsi su
copie sgranate e riconvertite chissà quante volte, non presentano questi
fenomeni.
In altri casi si tratta dell'antenna radio montata sullo zaino degli astronauti,
che essendo piatta tende a non essere visibile quando è vista di taglio e poi
ricompare quando l'astronauta si gira.
36. Come si spiega il video Moontruth.com, che mostra uno dei ciak sbagliati della discesa di Neil Armstrong sulla Luna?
E' un video-burla girato nel 2002 dall'agenzia pubblicitaria londinese The Viral Factory (dettagli).
37. Perché non si punta un telescopio sui punti di allunaggio e si guarda se ci sono i veicoli lasciati dagli astronauti?
Perché nessuno dei telescopi terrestri o spaziali attuali è sufficientemente
potente. Ce ne vorrebbe uno con uno specchio di almeno 45 metri di diametro,
mentre il più grande esistente supera di poco i dieci. Anche il telescopio
spaziale Hubble è troppo piccolo. Basta fare i calcoli (dettagli).
38. Come è possibile che ci sia un video, ripreso dall'esterno, della discesa del primo astronauta, se non c'era nessuno già sulla Luna?
Semplice: il primo
astronauta a uscire dal modulo lunare azionava, mentre era in cima alla
scaletta, un cavo che estraeva la telecamera da un contenitore ribaltabile,
chiamato MESA, situato su uno dei lati della base del veicolo. Nella foto qui
accanto il MESA è lo scatolone inclinato che sta verso sinistra, e la freccia
indica la telecamera. L'immagine è cliccabile per ingrandirla.
L'obiettivo grandangolare della telecamera permetteva di inquadrare da un punto
fisso calcolato in anticipo la scaletta e l'astronauta durante la sua discesa
verso il suolo, senza che fuori ci fossero operatori TV.
La medesima telecamera veniva poi tolta dal suo alloggiamento e montata su un
treppiede a una certa distanza dal modulo lunare, in modo da riprendere l'intera
escursione sulla superficie della Luna.
39. Come mai una roccia lunare donata dagli USA all'Olanda si è rivelata falsa?
Si tratta probabilmente di una burla inventata da due artisti olandesi. Il fatto che sia stata scoperta la falsificazione dimostra che se ci fossero falsificazioni nelle missioni lunari, verrebbero smascherate pubblicamente, senza le omertà teorizzate dai lunacomplottisti (dettagli).
40. Non è strano che le impronte degli astronauti siano così nitide se il suolo lunare è completamente asciutto?
E' strano, ma è giusto. E' infatti una proprietà che ha la regolite (il principale componente minerale della superficie dei "mari" lunari) quando è asciutta ed è nel vuoto. La trasmissione Mythbusters ha ricostruito la situazione in una camera a vuoto usando un materiale geologicamente identico alla regolite e ha ottenuto lo stesso risultato.
41. E se gli astronauti fossero partiti davvero ma rimasti in orbita intorno alla Terra, per non esporsi alle letali radiazioni delle fasce di Van Allen?
A parte il fatto che le radiazioni delle fasce di Van Allen non sono letali alle dosi ricevute dagli astronauti nel loro rapido attraversamento, se il veicolo Apollo fosse rimasto in orbita sarebbe stato visibile da Terra anche a occhio nudo, come lo sono anche oggi i satelliti artificiali ben più piccoli e come lo è lo Shuttle, che sta in orbite parecchio più alte. Anzi, le missioni Apollo furono avvistate anche durante il viaggio da e verso la Luna dagli astrofili e dagli astronomi di tutto il mondo con i loro telescopi (dettagli).
42. Perché le ombre degli astronauti hanno lunghezze differenti?
La tesi
lunacomplottista è che l'effetto sia prodotto dalla diversa vicinanza degli
astronauti-attori ai riflettori del set cinematografico. La realtà è che la
superficie della Luna è irregolare e presenta avvallamenti d'ogni sorta, che si
notano poco per via della mancanza di oggetti familiari di riferimento.
Infatti basta ricostruire la scena con un modellino per accorgersi che un
astronauta che si trovi in un avvallamento anche modesto proietterà un'ombra di
lunghezza differente rispetto a quella del suo compagno che sta in piano. (dettagli).
43. Ci sono immagini dello stesso luogo con e senza il modulo lunare: hanno riciclato i fondali?
No, perché non si
tratta affatto dello stesso luogo, ma di luoghi separati fra loro anche da un
chilometro e mezzo. Per questo in alcune foto non c'è il modulo lunare: è troppo
lontano. Tutto qui. I "fondali" sembrano identici soltanto se li si guarda
superficialmente. Il confronto dettagliato fra le immagini, invece, rivela
differenze tipiche delle foto di oggetti tridimensionali lontani (montagne
lunari) fotografati da luoghi leggermente differenti.
E' come fotografare il Vesuvio da due punti separati da qualche centinaio di
metri: il vulcano avrà sostanzialmente lo stesso aspetto, ma le case in primo
piano saranno "scomparse" dalla foto. Eppure nessuno pensa che il Vesuvio sia un
fondale finto.
Inoltre sulla Luna non c'è aria, quindi non esiste il graduale offuscamento
atmosferico che ci indica che un oggetto è lontano, e non ci sono oggetti
familiari (alberi, case) che diano il senso delle dimensioni. Di conseguenza,
quelle che sembrano essere collinette vicine sono in realtà montagne alte oltre
4500 metri e situate a diversi chilometri dal punto di allunaggio, semplicemente
viste da punti diversi: è ovvio che gli oggetti in primo piano saranno
differenti. Le montagne, a causa della loro distanza e delle loro dimensioni,
cambiano solo lievemente quando cambia il punto di ripresa delle foto(dettagli).
44.
Perché manca l'ombra della bandiera?
La celeberrima foto
del saluto di Buzz Aldrin alla bandiera americana, scattata durante il primo
sbarco sulla Luna (AS11-40-5874), è spesso accusata di essere un fotomontaggio,
asserendo che manca l'ombra della bandiera. In realtà basta osservare la
lunghezza delle ombre degli oggetti circostanti per rendersi conto che il sole è
basso e quindi l'ombra del drappo cade al di fuori dell'inquadratura.
L'ombra dell'asta, invece, c'è: non la si vede nelle copie sgranate usate
solitamente dai sostenitori delle tesi di messinscena, ma è presente negli
originali ad alta risoluzione. E' la sottile linea scura che si scorge dietro le
gambe dell'astronauta, grosso modo all'altezza delle caviglie. L'ombra non si
trova dove ce l'aspettiamo, ossia alla stessa altezza alla quale si trova la
base dell'asta, perché dietro la bandiera c'è un avvallamento del terreno che la
deforma.
Questo fatto è ben visibile in altre immagini della stessa missione, come la
AS11-37-5480: tracciando una linea diritta dalla base dell'asta al bordo del
drappo si nota che l'ombra dell'asta è ricurva, segno che si trova in una
concavità della superficie lunare.
45. Perché gli astronauti fanno salti così miseri?
Secondo i lunacomplottisti, la ridotta gravità lunare (un sesto di quella sulla Terra) dovrebbe permettere salti altissimi. Invece nei video delle missioni lunari si vedono solo piccoli balzi come quello di John Young (Apollo 16). La ragione è molto semplice.
Primo, l'astronauta
indossa una tuta e uno zaino che sulla Terra pesano complessivamente 80 chili.
E' vero che sulla Luna pesano un sesto, ossia 13 chili, ma sono comunque 13
chili di zavorra che riducono la possibilità di salto. Secondo, sulla Luna si
riduce il peso, ma la massa rimane invariata. Quindi l'astronauta che
salta deve vincere l'inerzia di tutti e 80 i chili della tuta e dello zaino,
oltre che quella del proprio corpo, esattamente come sulla Terra.
Terzo, la tuta è molto rigida e impedisce di flettere significativamente le
gambe e quindi di esercitare grandi sforzi. Provate a saltare da fermi flettendo
poco le gambe, e vedrete che i vostri risultati saranno piuttosto scarsi.
Quarto, l'astronauta è sulla Luna, circondato dal vuoto. Se cade e si rompe il
casco o si strappa la tuta, rischia di morire soffocato. In queste condizioni,
magari è meglio non fare tentativi di salto troppo esagerati.
46. Come si spiega il video in cui Aldrin, Kissinger, Rumsfeld, la moglie di Stanley Kubrick e altri confessano che gli sbarchi furono una messinscena?
Si tratta di spezzoni
di un documentario-parodia francese,
Opération Lune (Dark Side of the
Moon, Operazione Luna), di William Karel, trasmesso dalla rete
televisiva Arte nel 2002. Lo scopo del documentario è ricordare allo spettatore
che la televisione va sempre guardata con occhio critico, senza fermarsi alla
superficialità delle immagini tolte dal contesto e senza fidarsi dell'apparente
autorevolezza dei personaggi celebri.
Infatti se lo si guarda tutto e con attenzione ci si accorge delle assurdità
dette dai protagonisti e si nota che alcuni dei nomi citati sono presi di peso
dal mondo della finzione cinematografica, come Jack Torrance (da
Shining) e David Bowman (da
2001: Odissea nello spazio). E sui
titoli di coda ci sono i fuori scena dei vari intervistati che si chiedono se
sono stati credibili nel recitare le battute.
Vari spezzoni del documentario circolano su Youtube, tolti dal proprio contesto,
e vengono spesso presi per veri dai lunacomplottisti che si fermano alla visione
superficiale e non fanno alcun controllo di veridicità: in altre parole,
dimostrano in pieno la tesi del documentario-parodia (dettagli).
47. Il computer era troppo primitivo
Spesso capita di
sentir dire che un moderno telefonino ha più memoria e potenza di calcolo del
computer delle missioni Apollo e che quindi è impensabile che sia stata
raggiunta la Luna con un trabiccolo del genere. Le cose stanno un po'
diversamente.
Innanzi tutto, non c'era "un" computer a bordo dei veicoli Saturn-Apollo,
ma sette: due AGC (Apollo Guidance Computer), uno nel modulo
lunare e uno nel modulo di comando; un LVDC (Launch Vehicle Digital Computer)
a bordo del Saturn V; e un AGC (Abort Guidance System) nel modulo lunare.
Gli altri tre erano gli astronauti, tutti addestrati a calcolare traiettorie,
rendezvous e orbite usando regoli calcolatori e ad orientarsi usando le stelle.
Inoltre a Terra c'erano i grandi calcolatori del Controllo Missione.
Concepire gli astronauti come "computer" di bordo non è una battuta: fu la
scelta che permise gli allunaggi, sopperendo alle lacune degli automatismi
dell'epoca. Basti pensare alle correzioni che dovettero fare Armstrong e Aldrin
per evitare che i sistemi automatici di allunaggio li portassero in una distesa
irta di massi.
48. E' vero che l'astronauta Gus Grissom fu ucciso in un incendio durante un'esercitazione a terra con la capsula Apollo 1 per farlo tacere, perché stava per rivelare che l'Apollo non avrebbe mai potuto raggiungere la Luna?
No: alcuni lunacomplottisti lo insinuano e il figlio Scott Grissom lo sospetta, ma senza avere alcuna prova concreta. Del resto, questa tesi di complotto è particolarmente assurda: secondo i lunacomplottisti, Gus Grissom stava per rivelare pubblicamente che i veicoli Apollo erano pericolosamente inaffidabili e quindi sarebbe stato deciso di zittirlo facendolo morire... in un incendio della capsula che avrebbe rivelato a tutti che i veicoli Apollo erano pericolosamente inaffidabili. Geniale.
49. E' vero che l'ispettore della sicurezza Thomas R. Baron fu ucciso per non rivelare che il programma Apollo non sarebbe mai arrivato sulla Luna?
No. Come spiega persino il filmato usato dai lunacomplottisti per sostenere la loro tesi, Baron morì dopo che il disastro fatale dell'Apollo 1, costato la vita a tre astronauti, era diventato di dominio pubblico e dopo aver testimoniato anche per iscritto di fronte al Congresso. Eliminare il testimone dopo che ha già testimoniato in pubblico sarebbe il massimo dell'idiozia, ma questo non sembra turbare i sostenitori di questa teoria (dettagli).
50.
E' vero che vi fu una missione lunare segreta, l'Apollo 20, per recuperare
un'astronave aliena?
No. L'intera vicenda, con i suoi video e documenti, è una burla congegnata da un artista francese, Thierry Speth (dettagli).
51. E' vero che c'è una registrazione clandestina in cui gli astronauti dell'Apollo 11 trovano strutture aliene sulla Luna?
No. Basta ascoltare le
voci autentiche degli astronauti (Armstrong e Aldrin) per accorgersi che la
"registrazione clandestina" è un falso molto approssimativo, perché le sue voci
non somigliano neanche lontanamente a quelle degli astronauti veri. I dialoghi
provengono in realtà dal documentario-parodia britannico Alternative 3
del 1977 (dettagli).
52. Se nessun telescopio terrestre è ancor oggi in grado di vedere i veicoli lasciati sulla Luna, come fecero gli astrofili dell'epoca ad avvistarli durante il viaggio?
Durante il viaggio i
veicoli erano ovviamente più vicini e si trovavano su uno sfondo contrastante
(il nero dello spazio), per cui erano molto più facili da avvistare, almeno come
puntini. Un conto, infatti, è riuscire a scorgere una fonte di luce su uno
sfondo buio; un altro è cercare di vedere i dettagli di quella fonte di luce su
uno sfondo altrettanto luminoso. Inoltre lo scarico del carburante inutilizzato
dei vari stadi produceva una scia grandissima che rifletteva la luce del sole e
dava momentaneamente ai veicoli l'aspetto di una cometa.
53. Come mai la NASA non ha mai risposto alle accuse dei sostenitori della messinscena sullo sbarco lunare?
Lo ha fatto per esempio in questa pagina web: http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2001/ast23feb_2/
Ulteriori considerazioni:
E' una domanda sensata, ma purtroppo chi crede a queste ipotesi parte con dei preconcetti che rendono inutile ogni dimostrazione contraria. Noterete che molto spesso la gente crede al complotto semplicemente perché ha sentito dire che c'è qualcuno che ha scritto un libro in proposito. Con questi appunti non intendo certo far cambiare idea a chi crede: voglio solo fornire qualche spunto a chi vuol capire.
Sarebbe stato comunque impossibile realizzare in studio i filmati dello sbarco. Ci sono alcune caratteristiche fisiche dell'ambiente lunare, come la mancanza d'aria e la gravità ridotta, che non si possono duplicare sulla Terra.
La polvere sollevata dalle ruote del Lunar Rover (l'automobilina portata sulla Luna nelle missioni successive) viene proiettata secondo un arco perfetto: se ci fosse aria, formerebbe delle volute turbinose. Questo è un effetto ottenibile soltanto nel vuoto.
Il modo in cui gli astronauti saltellano sulla superficie lunare è realizzabile soltanto in un ambiente a gravità ridotta. Se si cerca di ricreare l'effetto usando fili o altre tecniche tipiche del mondo cinematografico, come il rallentatore, si ottiene un comportamento vistosamente diverso e rilevabile anche da un occhio non esperto.
Prove degli sbarchi: la ricaduta della polvere: Clicca qui
Prove degli sbarchi: le conferme della sonda Kaguya: la sonda giapponese Kaguya ha fotografato una chiazza chiara proprio dove allunò uno dei moduli lunari. E ha fatto rilievi altimetrici che hanno permesso di ricostruire la geografia dei luoghi degli allunaggi in 3D e guarda caso corrispondono a quanto mostrato nelle foto Apollo. Clicca qui
Il radiotelescopio britannico di Jodrell Bank, per esempio, era in grado di ricevere i segnali radio dalla Luna. Quando un segnale proviene dalla Luna ha particolari caratteristiche che permettono di localizzarlo.
E poi ci sono i reperti lunari. Le rocce portate sulla Terra dagli astronauti sono prova del fatto che ci siamo andati. Non possono essere meteoriti lunari perché la loro superficie mostra i segni del bombardamento micrometeoritico che si ha solo sulla luna e che sparirebbero in caso di caduta attraverso l'atmosfera.
Foto satellitari lunari delle zone di Atterraggio Apollo, scattate successivamente, hanno mostrato la presenza dei velivoli e dei componenti rimasti sulla Luna dalle missioni spaziali USA, come la base dei moduli e perfino le tracce lasciate sulla Luna dagli astronauti. Basta un qualsiasi fotogramma per fare una comparazione e tutto coincide alla perfezione, gli oggetti si trovano esattamente dove avrebbero dovuto stare.
Naturalmente c'è anche l'immensa mole di dati pubblicamente consultabili: i progetti, gli schemi tecnici, il software, i piani di volo, gli archivi, gli inventari, le infinite procedure burocratiche, gli appalti, i collaudi... Tutti meticolosamente documentati e protocollati come solo un progetto governativo sa fare.
Per creare la messinscena, sarebbe stato necessario inventare di sana pianta tutto questo monumentale apparato di scartoffie, e inventarlo senza mai cadere in contraddizione. Un'impresa forse ancora più difficile che andare sulla Luna per davvero.
Ciliegina sulla torta, c'è il piccolo problema che per far funzionare tutta questa messinscena bisognerebbe riuscire a tenere vincolate alla consegna al silenzio per decenni le centinaia di migliaia di persone (non esagero, sono cifre di dominio pubblico) che hanno lavorato al progetto.
Sono ormai passati quasi cinquant'anni, e non c'è stata neppure una confessione in punto di morte di un ex dipendente della NASA o di una delle tantissime società private coinvolte nel progetto. A partire dai sovietici, che avrebbero avuto molto interesse a sbugiardare i loro rivali statunitensi, pensate quanto avrebbe dato il KGB per trovare una talpa che le vendesse la soffiata del secolo, ossia che era tutta una finta.
Niente da fare.
Se volete un esempio notevole di come sia difficile mantenere un segreto anche quando la posta in gioco è altissima, leggetevi la storia della nave Glomar Explorer. L'11 aprile 1968, un sottomarino sovietico di classe Golf-II, armato di missili balistici nucleari, affondò circa 750 miglia a nord ovest delle Hawaii, depositandosi sul fondo marino a 5200 metri di profondità.
Le navi sovietiche tentarono invano di trovarlo. Gli americani, invece, sapevano esattamente dov'era situato, ma si guardarono bene dal dirlo ai sovietici: l'occasione di mettere le mani su una delle armi di punta dell'arsenale nemico era troppo ghiotta. Infatti commissionarono una nave, la Glomar Explorer, che fu spacciata per una nave per la ricerca mineraria sottomarina: scusa plausibile, dato che è noto che il fondo del Pacifico è lastricato di noduli preziosissimi di manganese, ferro, nichel e cobalto.
Nel 1974, la nave andò sul luogo della tragedia e ripescò alcuni componenti del sottomarino sovietico. Il segreto fu spiattellato nemmeno un anno dopo dal Los Angeles Times. La storia è descritta qui.
Non appaiono il cameraman e la troupe nei riflessi della visiera
Domanda semplice per
tutti coloro che sospettano o affermano che le fotografie, i video e i filmati
delle escursioni lunari sono falsi girati su un set: come sarebbe stato
possibile fare le riprese sul set senza inquadrare il cameraman e la troupe
riflessi nelle visiere dorate dei caschi?
Tenete presente che nel 1969 non c'era Photoshop. (dettagli)
Se vi capita di discutere con chi crede all'ipotesi della messinscena cinematografica, troverete che questi credenti hanno la battuta pronta, perché hanno studiato (su libri deliranti, ma comunque hanno studiato). Bisogna essere preparati per rispondere a tono alle loro argomentazioni. Potete provare a metterli in crisi con qualche domanda che magari non vi viene in mente al volo:
Perché si sospetta la messinscena da parte statunitense, mentre non si solleva alcuna obiezione sulle missioni lunari sovietiche, che non portarono cosmonauti ma comunque andarono sulla Luna e ne riportarono campioni di roccia?
Perché i sovietici, che pure avevano un sistema di spionaggio
sofisticatissimo, non si sono accorti della messinscena e non l'hanno
denunciata al mondo? Ne avrebbero avuto tutti i motivi. Far fare una
figuraccia ai rivali capitalisti degenerati sarebbe stata un'occasione
ghiottissima. Eppure rimasero zitti. Come mai?
Una delle risposte
preferite dei complottisti a questa domanda è "perché avevano anche loro
i loro scheletri nell'armadio". Dicono che prima del famoso "primo uomo
nello spazio" (Yuri Gagarin) ci furono altre missioni che fallirono. Gagarin
sarebbe stato semplicemente il primo a tornare vivo.
A parte il fatto che usare un'ipotesi di complotto per giustificarne
un'altra non è il massimo del rigore scientifico (non ci sono
conferme autorevoli di queste missioni pre-Gagarin), durante la Guerra
Fredda gli USA non si fecero scrupolo di denunciare le falsità della
propaganda sovietica e viceversa, per cui sembra assai implausibile che si
siano fatti questa reciproca cortesia di stare zitti soltanto per i voli
spaziali, così carichi di prestigio politico.
C'è una sola foto (e pure brutta) di Neil Armstrong sulla Luna. Se le foto sono state fatte in studio, come mai non hanno pensato a farne un po' anche ad Armstrong, visto che tutto sommato era il personaggio più "storico", essendo il primo uomo sulla Luna?
I veicoli usati per le missioni furono progettati e fabbricati da società commerciali, nelle quali notoriamente la segretezza non è mai perfetta. Come mai, in tutti questi anni, nessuno dei cinquecentomila dipendenti della Boeing, della Grumman e delle altre società coinvolte (subappaltatrici comprese) si è mai fatto avanti per denunciare la truffa, per dire “guardate che questo veicolo è finto, non funziona e se va sulla Luna si sfracella”? Come mai non c'è stata nessuna confessione in punto di morte, quando non c'era più nulla da perdere? Allora avrebbero costruito dei veicoli perfettamente funzionanti, fino all'ultimo bullone, e non li avrebbero usati?
Il video della ripartenza del modulo lunare dell'Apollo 17 dalla superficie della Luna, ripreso dalla telecamera automatica, mostra chiaramente che non c'è aria, perché polvere e frammenti vengono proiettati secondo linee rette invece di formare sbuffi o volute. Come sarebbe stato possibile ricreare un effetto del genere in studio, negli anni Sessanta?
Come sarebbe stato possibile, con la tecnologia cinematografica di quegli anni, creare l'effetto della polvere scalciata dagli astronauti e sollevata dal Rover, che ricade parabolicamente al suolo senza formare volute? E' un effetto che si può ottenere soltanto nel vuoto. Date una descrizione tecnica di come sarebbe stato ottenuto quest'effetto senza andare sulla Luna.
Come sarebbe stato possibile, con la tecnologia degli effetti speciali degli anni Sessanta, impedire che la troupe e le attrezzature di scena fossero riflesse nelle visiere a specchio degli astronauti? Tenete presente che spesso le visiere non mostrano semplicemente il cielo nero, ma riflettono i dettagli del terreno e degli strumenti circostanti.
E questo non è nulla, qui c'è l'elenco completo delle domande da fare ai lunacomplottisti: http://complottilunari.blogspot.com/2009/10/domande-per-i-lunacomplottisti.html
Infine una chicca: E' facile dire
"hanno falsificato i video e le foto" e
pensare così di avere una tesi plausibile da proporre. Ma quando si va a
controllare i fatti e i dati, si scopre che il problema della teoria della
messinscena si scontra non soltanto con il problema di
come sarebbero stati falsificati (cioè
con quale tecnologia di effetti speciali, negli anni Sessanta, ben prima
dell'era digitale), ma di quanto
materiale sarebbe stato necessario falsificare in modo perfettamente coerente.
Molti pensano che si tratti di qualche foto e di qualche video sgranato, ma non
è così: soltanto la prima missione di sbarco, l'Apollo 11, produsse
339 fotografie, oltre cinque ore di trasmissione
televisiva e 87 minuti di ripresa cinematografica a colori dalla superficie
della Luna. Come sarebbe stato possibile realizzare tutto questo
materiale usando gli effetti speciali dell'epoca, e farlo oltretutto in modo che
foto, diretta TV e riprese cinematografiche fossero assolutamente coerenti fra
loro?
Se poi guardiamo il totale del materiale visivo (dirette TV, riprese
cinematografiche su pellicola e fotografie) prodotto dalle sei missioni che
sbarcarono sulla Luna, otteniamo dati davvero considerevoli, ben spiegati in
questo articolo:
http://complottilunari.blogspot.com/2009/09/quanto-materiale-visivo-sarebbe-stato.html
Ed intanto le sonde spaziali attorno alla Luna che scattano foto ad alta definizione continuano a fotografare sul suolo lunare gli stadi di discesa dei moduli lunari, la strumentazione lasciata sulla Luna e le tracce delle orme degli astronauti.....
E tutto CORRISPONDE alle immagini filmate ad ogni angolazione quando ci furono gli sbarchi lunari, decretando la morte dei complotti lunari, come si può ben vedere ad esempio nei tre seguenti link:
http://fuffologia.blogspot.com/2011/02/lro-fotografa-nuovamente-il-sito-di.html
http://fuffologia.blogspot.com/2011/02/la-triste-fine-dei-lunacomplottisti.html
http://fuffologia.blogspot.com/2009/08/la-triste-fine-dei-lunacomplottisti.html
http://fuffologia.blogspot.com/2009/09/la-triste-fine-dei-lunacomplottisti.html
http://fuffologia.blogspot.com/2009/09/la-triste-fine-dei-lunacomplottisti_10.html
http://fuffologia.blogspot.com/2009/11/siti-di-atterraggio-di-apollo-12-e-17.html
http://fuffologia.blogspot.com/2009/11/sito-apollo-11-fotografato-ad-alta.html
I "lunacomplottisti" a questo punto non valgono nulla, questa è storia che diventa leggenda, non leggende vendute per storia.
Inoltre, è disponibile anche un Libro gratuito in pdf che smonta i complotti lunari
CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
dott. Pasquariello Domenico