Breve storia dell'Antimassoneria

Premessa: tratto da qui per comodità
Alec Mellor definisce l’antimassoneria un certo tipo di radicalizzazione intellettuale e di pigrizia che tende a spiegare sistematicamente tutto, ma in particolare le disgrazie di una nazione, con la Massoneria”. Aggiunge che“è un monoideismo di tipo ossessivo, ammantato di un genere pseudo letterario. Può giocarvi l’interesse commerciale, ma ciò che vi si trova, soprattutto è uno stato di paura, di odio, di persecuzione. Insomma è una psicosi”.
Questa sorta di idiosincrasia è molto antica, infatti, già nel 1725 Samuel
Prichard pubblicò a Londra gli opuscoli Masonry dissected con i quali accusava i
liberi muratori di ateismo, deismo, immoralità e di torbide iniziative
politiche. Fu solo l’inizio, di lì a poco seguì la scomunica di Clemente XII In
eminenti apostolatus specula, il processo al poeta Tommaso Crudeli ed altre
persecuzioni che interessarono soprattutto gli stati italiani, la Spagna e il
Portogallo.
Nuova, tumultuosa acqua fu portata al mulino dell’antimassoneria dall’abate
Augustin Barruel autore delle Memoires pour servir a l'histoire du jacobinisme,
opera capace di convincere contemporanei e posteri che la Rivoluzione francese
fosse opera dei Figli della Vedova.
In quelle pagine, di grande successo, si legge che le logge erano state
inquinate da gruppi dediti a tenebrose scienze occulte, a incantesimi ed altri
simili misfatti. L’intento era quello di scardinare la società cristiana,
timorosa di Dio e rispettosa dei troni. Questa corruzione non era stata
generale, gran parte della massoneria britannica, ad esempio, ne era rimasta
immune; inoltre, molti adepti ignoravano l’obiettivo della congrega.
L’histoire fu subito smentita, con intelligenza, da un contemporaneo di Barruel,
Jean Joseph Mounier, celebre per il giuramento nella sala della pallacorda.
Anche Mallet du Pan la considerò una stupidaggine e lo stesso fece il De Maistre;
fu, però, tutto inutile.
Il Gesuita divenne un caposcuola che influenzò l’antimassoneria posteriore, sia
per la teoria del complotto che per alcuni aspetti specifici, definiti da Mola
suasori. Essi consistevano nel dichiararsi ex massone e nel«distingue l’errore
dall’errante» che, possibilmente, andava redento. Inoltre Barruel individuava
nel divenire della storia un unico piano eversivo che, avvalendosi di sigle e di
gruppi diversi, mirava ad uno scopo ben definito. La massoneria, pertanto, non
era altro che progettualità sovversiva, volta a realizzare un regno delle
tenebre che eliminasse i valori cristiani e civili. Si aggiunga a ciò, la
capacità del Religioso di accreditare il proprio verbo con pseudo fonti.
Queste ultime consistevano in frasi estrapolate con cura da un’immensa letteratura e “cucite” nel testo secondo una metodologia accuratamente studiata. Quando poi, non riusciva a trovare qualcosa di utile, modificava ciò che aveva sottomano o, addirittura, inventava di sana pianta. L’abate era, per di più, abilissimo ad alternare toni diversi, a presentarsi con distinti stati umorali, tanto che le sue pagine sembrano ora uscite dalla penna di un distaccato erudita ora dal sermone di un infuocato predicatore.
Assumendo nel contempo la dignità dello studioso e la partecipazione
appassionata dell’uomo di chiesa, egli convinse e coinvolse, denunciando, con
ponderata abilità, la «feroce setta dei mostri che si mordono, si straziano, si
assassinano l’un l’altro». Una cricca che coronò il suo sogno eversivo nella
grande rivoluzione dell’89, descritta mirabilmente per quadri, che stillano
sangue di vittime innocenti:
"andavano ruinando [....] le Chiese, e le case religiose, uccidendo
spietatamente le vedove e i pupilli, i vecchi e i fanciulli, senza distinzione
di età e di sesso"
Contestare oggi gli scritti del Barruel è inutile, dato che da tempo la storia
ha dimostrato quanto la sua opera fosse priva di fondamento. Alec Mellor,
sottolineò che i massoni, non solo “non avevano né preparato né fatto” la grande
rivoluzione, ma anzi, nel corso della medesima, vi avevano perso alcuni dei
maggiori esponenti. Lo stesso autore denunciò, infine, la cattiva fede del
gesuita. Infatti, «la futura bibbia dell’antimassoneria fu […] concepita da lui
e dal suo editore per raggiungere un successo scandalo, una specie di best –
seller dell’epoca».
La prova più evidente di tutto questo risiede in alcuni documenti dell’archivio
Vaticano dalla cui lettura si evince che, fino a tutto il 1792, Barruel non
nutriva alcun sospetto sui latomistici complotti. Fu solo quando seppe che il
matematico scozzese John Robinson, stava preparando un libro sulle cospirazioni
massoniche, che gli balenò l’idea di batterlo sul tempo, scrivendo un testo che,
visti i tempi, poteva diventare celebre. Ebbe intuito e, in un arco di tempo
relativamente breve, data la mole del lavoro, partorì la sua cartacea creatura.
Le indubbie abilità dell’autore nel confezionare siffatta opera non spiegano,
comunque, del tutto l’immenso e duraturo successo della medesima. Per
comprenderlo bisogna sottolineare la semplicità della sua proposta che,
eliminando i complessi meccanismi della storia, riduce ad una sola causa eventi
inimmaginabili e difficili da spiegare.
Questa chiave interpretativa, fu individuata già dal Mounier che, nel libro
Dell’influenza attribuita ai filosofi, ai massoni e agli Illuminati sulla
Rivoluzione francese, scriveva: «Si sono sostituite a cause complicatissime
delle cause semplici e alla portata delle menti più pigre e superficiali».
In altre parole le ragioni della sua inusitata fortuna furono dovute
all’individuazione di una via semplice, che consentiva anche ai più impreparati
ed ignoranti, di afferrare fenomeni e avvenimenti la cui vastità li rendeva
oscuri, alla ristrettezza delle loro menti.
Sui danni che L’histoire comportò per la massoneria mi piace riportare il
giudizio di un cattolico come il Mellor che affermò: «Barruel può essere
considerato il padre dell’antimassoneria moderna, quella che era esistita prima
di lui fu senza seguito. La sua, invece, fu un durevole seme di odio, e di tutti
coloro che scrissero contro la massoneria egli è quello che le fece maggiormente
male […] Barruel fece agli avversari un torto immenso, dal quale la massoneria,
si può ben dire, non poté mai rimettersi e che fu la sorgente dalla quale intere
generazioni di antimassoni attinsero».
L’opera del Barruel influenzò storici, scrittori, pubblicisti ed anche autori
filomassonici ne furono condizionati, accreditando alla libera muratoria imprese
che non le appartenevano. Essi, partendo dall’assunto dell’Abate, le
attribuirono il merito di gran parte del rinnovamento sociale e politico
dell’Ottocento e di fine Settecento, suffragando il mito della massoneria quale
madre della rivoluzione.
L’impatto barrueliano fu talmente vigoroso che ancora oggi si leggono pareri di
tal genere: «E ci fu anche, e c’è tuttora un’altra Massoneria, quella in cui il
sensismo lockiano e il deismo tolandiano cedono il passo al materialismo
illuministico e al razionalismo enciclopedico, e ciò avvenne in terra di Francia
[…] Fu questa Massoneria a preparare la Rivoluzione, fu essa ad impadronirsi del
Direttorio, fu essa a dominare, dominando Napoleone Bonaparte».
Come si vede, la leggenda non muore e, quando, meno te lo aspetti, risorge dalle
proprie ceneri, al pari della mitica fenice.
Barruel fu come il tronco di una possente quercia, dalla quale si dipartono
numerosi rami: la sua teoria generò mille varianti, procreò schiere di
imitatori, seguaci, interpreti pronti a modificare o ad adattare l’intuizione
del maestro ad ogni contingenza.
I semi gettati dall’Abate francese, produssero, dunque, abbondante messe che
ancora oggi cresce vigorosa. Il perché di questa inossidabilità è spiegato da
Aldo Alessandro Mola che, alcuni anni fa scrisse: “L’antica condanna è sempre
incombente.
Per sgombrare il campo da ogni illusione basti risalire all’origine:
ai Quattro Coronati, che non furono vittime di un’avventata inchiesta di un
qualche paese europeo di fine Novecento o dei campi di sterminio di mezzo secolo
prima o delle canagliate contro ebrei e massoni messe in campo della polemistica
reazionaria franco – belga – italiana di fine Ottocento, prima ancora che
esplodesse l’affare Dreyfus. Quei Quattro Coronati erano – e rimangono – emblema
della perenne incompatibilità fra libertà di ricerca e aspirazione del potere ad
esercitare occhiuta sorveglianza su ogni forma di libero pensiero”.
Riteniamo che un modo per opporsi all’antimassoneria, sempre risorgente, sia
quella di esporre i suoi frutti alla valutazione di tutti, affinché sia
possibile constatare con mano come essa, nella maggior parte dei casi, sgorghi
da pregiudizi ideologici, da ignoranza su fatti e avvenimenti, da calcoli
politici, da desiderio di palcoscenico, da più o meno occulte istanze
liberticide. Per questo abbiamo aperto questa “pagina” che vuol essere un primo,
succinto archivio dei principali eventi antimassonici, soprattutto italiani.
Siffatto "data base" potrà essere aggiornato ed integrato anche grazie alle
segnalazioni e alla collaborazione di tutti coloro che nutrano interessi su
questo fenomeno e soprattutto desiderino portare un loro contributo in difesa
della libertà di pensiero e di associazione.
Incredibili esempi di Antimassoneria
Siamo abituati a
leggere di tutto sulla Massoneria, dalle esaltazioni infantili alle accuse più
infamanti, ma certi articoli le superano tutte per le affermazioni assurde ed
offensive, spacciate per verità scientifica, e che dimostrano oltretutto una
assoluta ignoranza sulla simbologia massonica, tanto che tra poco anche un
semplice dito nel naso diventerà un "occulto segno di appartenenza alla
Massoneria". Sembra incredibile che nel XXI secolo ci sia ancora chi faccia
simili affermazioni. Ci ribelliamo a queste ingiurie infamanti e vogliamo
sperare che l'intelligenza del lettore sia almeno pari, ma di segno opposto,
all'idiozia dell'autore!
Assolutamente rappresentativo quello che traspare da deliranti articoli sulla
Massoneria assolutamente pieni di false informazioni, che è possibile visionare
in questa pagina:
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Ed altrettanto
interessante è la cronologia della persecuzione contro la Massoneria, visibile
scorrendo questa pagina:
CLICCA QUI
CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
dott. Pasquariello Domenico