Incompetenti ed inconsapevoli di esserlo

Premessa: tratto da qui
L'incompetenza è la mancanza di conoscenze ed abilità in un determinato campo di
azione. Professionalmente l'incompetente è colui che non ha le conoscenze adatte
o sufficienti a praticare un compito o un tipo di attività lavorativa. Negli
ultimi anni per indicare la capacità di svolgere un compito è utilizzato anche
il termine inglese "skill" (più o meno "capacità", "abilità", "perizia"):
l'individuo incompetente è indicato quindi come "unskilled".
Un fenomeno socialmente rilevante soprattutto nell'era di internet nella quale
praticamente chiunque può diffondere la propria opinione in qualsiasi campo
della conoscenza umana: l'incompetenza diventa ancora più rischiosa quando non è
consapevole e credersi competente è probabilmente più rischioso dell'essere
incompetente.
Il processo mentale dell'"incompetenza inconsapevole" è stato studiato da Justin
Krueger e David Dunning, due psicologi americani, che hanno stilato una ricerca
interessantissima e poi ripreso diverse volte visto l'argomento interessante.
La mancanza di coscienza delle propria impreparazione è diffusissima e si
mescola con altri lati della personalità individuale: l'ignoranza, la
presunzione, la negligenza e tanto altro.
Possiamo notare comportamenti simili quotidianamente, tanto su internet quanto
nella vita di ogni giorno.
Episodi di ignoranza (che non è limitata all'aspetto puramente culturale,
l'ignorante culturale è quasi sempre un ignorante sociale) ne vediamo
quotidianamente, io ricordo ancora un episodio che mi accadde tanti anni fa.
Stavo svolgendo il servizio militare, ero un "aiutante di sanità", come studente
di medicina (scelsi di fare il militare, quando era obbligatorio, prima della
laurea per non perdere anni dopo) mi avevano assegnato all'infermeria della
caserma.
Durante una missione (lo scopo era quello di trovare e rimuovere residui
bellici) mi trovavo come "addetto ai soccorsi" con altri tre miei commilitoni
che avevano invece il compito di cercare pezzi di metallo, residui di bombe ed
oggetti simili con un metal detector. Ci trovavamo in aperta campagna e non era
raro incontrare animali come ricci, serpenti o topi. Mi resi conto che i miei
commilitoni erano riuniti in gruppo e gridavano eccitati. Avvicinandomi scoprii
che stavano letteralmente massacrando un serpente, non una vipera (anche se lo
fosse stata, non era certo una giustificazione al loro gesto) ma una di quelle
che si chiamano "bisce", probabilmente un biacco, tutto nero.
Mi impressionò particolarmente il sangue che usciva dal suo corpo, rossissimo,
come quello umano e che assumeva un tono più drammatico con il contrasto sul
nero del corpo del serpente.
Urlai ai miei commilitoni di lasciare in pace quel povero animale. Ero
letteralmente disgustato dalla loro ferocia inutile e senza senso.
Dal punto di vista formale ero pure un superiore (in gradi militari) ma loro non
mi ascoltavano nemmeno, sembravano drogati di violenza.
Quando tutto finì appesero tra le risate la povera bestia ad un ramo, a
penzolare senza vita. Li rimproverai dicendogli che non c'era motivo di usare
tanta violenza nei confronti di un animale soprattutto perchè inoffensivo ma
loro ridevano soddisfatti prendendomi in giro ed invitandomi a "fare il
dottorino" che di animali ne capivano più loro.
Fui colpito sia dall'avvenimento che dal loro atteggiamento e li giustificai in
un solo modo: l'ignoranza che possedevano.
Essere profondamente ignoranti non è una colpa ma uno stato. Puoi esserlo perchè
non hai avuto la possibilità di studiare o perchè non ne hai le capacità. Puoi
essere ignorante perchè ti occupi di qualcosa che esula dalle tue competenze.
Può essere un pericolo se l'ignoranza la applichi in ambiti sociali, di gruppo,
pubblici.
Quando l'ignorante tenta di spiegarsi un fatto o gli viene chiesto di farlo può
imbattersi in errori madornali. Ciò che vede l'ignorante può essere
assolutamente lontano dalla realtà perchè questa è già condizionata dalla
percezione personale indipendentemente dal livello di competenza. Possiamo far
rientrare il fenomeno nel quadro del cosiddetto "bias cognitivo", l'errore che
proviene dalla nostra percezione delle cose. Non si tratta necessariamente di
percezioni precise ma anche di formazione, cultura, estrazione sociale: se
provassimo a chiedere un esempio del concetto di benessere a persone di
differente reddito o estrazione sociale vedremo come il significato della parola
sia profondamente differente da un individuo all'altro e dipenda dalle sue
esperienze personali, dalla sua cultura e dall'attuale stato socio-economico.
Se la percezione della realtà è talmente differente e dipendente da vari
fattori, anche la percezione di ciò che siamo e che sappiamo è assolutamente
soggettiva. Essere pienamente coscienti dei propri limiti e delle proprie
conoscenze non è scontato.
Si chiama proprio Dunning and Krueger effect, l'effetto Dunning e Krueger,
l'inconsapevolezza di essere ignoranti e della competenza degli altri.
Non solo non sappiamo ma crediamo che gli altri siano al nostro stesso livello.
C'è anche la faccia opposta: chi sa ed è competente spesso non si rende conto di
parlare ad un pubblico incompetente e quindi sminuisce se stesso e sopravvaluta
il prossimo.
Interessante eh?
Di esempi potrei elencarne decine ma mi limiterò alla medicina ed agli argomenti
trattati in questo blog con l'aggiunta di una storia che non tutti conoscono e
che giudico attinente.
Navigando su internet, quanta gente dirà di essere sicura che i vaccini possano
causare l'autismo e che sono fondamentalmente pericolosi?
Quanti di questi si basano su dati reali?
Quanti, davanti ad un "competente" che smentisce questa bufala faranno un passo
indietro o riconosceranno il loro errore?
Probabilmente nessuno.
Ma provate pure a chiedere in giro: "i vaccini sono pericolosi?". La maggioranza
delle persone risponderanno positivamente. Non solo la mancata conoscenza di un
argomento disorienta ma aver sentito una notizia allarmante la fissa molto di
più nella memoria rispetto ad una tranquillizzante. Per questo qualcuno sostenne
che una bugia ripetuta cento, mille volte diventa una verità.
Io ho provato a farlo con un collega pediatra con una domanda secca, gli ho
chiesto: "secondo te i vaccini causano l'autismo"?
Mi ha risposto che "...in certi casi...è possibile...sembra che vi sia stato
qualche caso...". Gli ho allora chiesto: "in base a cosa lo affermi? Dove lo hai
letto?" Non mi ha saputo rispondere, ha parlato genericamente di studi con
parole vaghe, quando gli ho chiesto un solo riferimento da consultare, non aveva
idea di cosa potesse dirmi.
Probabilmente il collega (in buona fede) avrà letto da qualche parte (su
internet?) di questo ipotetico (ma smentito) collegamento senza approfondire e
visto che non conosce bene l'argomento si è mantenuto vago, neutrale, non
negando la possibilità che l'evenzienza proposta (che una vaccinazione possa
causare autismo) potesse essere vera.
In realtà quando gli ho detto che non esiste un solo studio scientifico o una
sola prova che l'autismo possa essere collegato ai vaccini è rimasto
disorientato, non sapeva cosa dirmi ed ha cambiato discorso.
L'incompetenza (in questo caso allarmante perchè proveniente da una persona che
deve essere competente) si è completata con l'assoluta inconsapevolezza di
essere impreparato.
Che i vaccini non causino autismo è un dato praticamente assodato, l'ultima
conferma arriva dall'ennesimo studio. Una ricerca effettuata per aggiornare la
casistica del Vaccine Injury Table ovvero l'elenco degli effetti indesiderati e
delle complicazioni da vaccino, ha evidenziato che oltre agli effetti
collaterali già conosciuti non vi è alcuna evidenza di eventi avversi gravi. In
particolare l'attenzione si è concentrata sugli effetti chiamati in causa in
questi anni quali autismo, diabete e malattie respiratorie di origine allergica
(come l'asma) che per qualcuno sono causati (o peggiorati) dalla vaccinazione.
Non vi è alcuna evidenza di collegamento tra vaccino MPR (morbillo, parotite,
rosolia) ed autismo o vaccino anti influenzale e peggioramento di asma e
malattie respiratorie, nè di diabete per altri tipi di vaccino.
Gli studi già effettuati lo avevano già sottolineato ma è bene non abbassare mai
la guardia e cercare sempre nuove conferme. Dice Ellen Wright Clayton,
professore di pediatria e direttore del Center for Biomedical Ethics and Society
alla Vanderbilt University di Nashville: "Nonostante una ricerca approfondita è
davvero difficile che i vaccini causino danni e quelli che causano sono in
genere lievi ed autolimitanti".
Bene.
No, non tanto bene, perchè ci sarà sempre quello che in una discussione sui
vaccini dirà che "i vaccini fanno male" e che "lo sanno tutti". Ma se non sei un
epidemiologo, un medico, perchè trai queste conclusioni? Se non sei competente,
perchè non leggi le statistiche e solo dopo formi le tue idee? E se sei un
professionista del settore, come hai fatto a trarre una conclusione così
importante se non vi è alcuna base per farlo?
Semplicemente perchè per contrastare un'affermazione forte come questa relativa
ai vaccini ci vuole una preparazione altrettanto forte e profonda.
Nel dubbio meglio non apparire impreparati ed assecondare, seppur in maniera
vaga, l'interlocutore.
Se io non avessi mai approfondito seriamente l'argomento vaccini probabilmente
non sarei così drastico nel definire il collegamento con l'autismo una bufala ed
anche io avrei fatto parte del grande e pericoloso numero degli incompetenti
inconsapevoli di esserlo, probabilmente a chi mi avesse chiesto se i vaccini
possono causare l'autismo avrei risposto con un "diplomatico" e vago: "in alcuni
rari casi è possibile" e lo avrei fatto non in base a dei dati (perchè è a
questo che dovrei attenermi) ma per "sentito dire", per essere sicuro di non
sbagliare.
Lo scontro tra "opinioni" è talmente forte che è praticamente impossibile far
cambiare opinione a chi si dice già convinto ed allora meglio tagliare corto:
ognuno la pensi come vuole, l'importante è la realtà che è una sola e che deve
guidare le scelte in medicina, pratica che si occupa della salute del singolo ma
anche della comunità e che pur rispettosa, non può tenere conto delle "opinioni"
indimostrate.
Un meccanismo simile può diventare persino perverso e pericoloso per la salute
pubblica. L'uso indiscriminato di antibiotici è causa di effetti dannosi non
solo su chi li usa senza motivo ma anche sul resto della popolazione. I batteri
che oggi sconfiggiamo grazie all'utilizzo di farmaci antibatterici diventano
resistenti, mutano e trovano il modo di sopravvivere. Sarà sempre più difficile
(ed in una certa misura lo è già oggi) curare le malattie batteriche con gli
antibiotici che usiamo attualmente. Eppure quanta gente assume un antibiotico
quando non vi è alcuna ragione per farlo?
Basti pensare all'influenza: la causa è un virus, l'uso di un antibiotico quindi
è del tutto ininfluente eppure culturalmente (e con incompetenza) quando si ha
il raffreddore buona parte della popolazione ricorre ad un antibiotico.
L'uso da incompetenti non avrà alcun risultato positivo ma ne avrà di negativi
quando l'antibiotico servirà davvero.
Ma se a prescrivere l'antibiotico che non serve fosse il medico?
In quel caso si assiste o ad una grave incompetenza (ancora più grave di quella
del "paziente) o ad un gesto in malafede: "accontento" il paziente che chiede
con insistenza l'antibiotico perchè so che se non lo prescrivo rischio di
perderlo come cliente e di guadagnare di meno. In questo caso però non si tratta
di incompetenza ma di disonestà.
Lo stesso succede nel campo dell'oncologia.
E' un tema trattato svariate volte ma non basterebbe nessuna statistica, nessuno
schema nè un ragionamento logico a far cambiare idea a chi è convinto che "la
medicina uccide" o che "le medicine fanno male". Basterebbe osservare la realtà:
nessuna "medicina alternativa" ha mai salvato una vita, mentre milioni di vite
sono state salvate dalla medicina. Oppure leggere gli studi: l'omeopatia è un
placebo, non esistono guarigioni da medicina alternativa. Oppure studiare i
meccanismi d'azione dei farmaci e dell'agopuntura e rendersi conto che un
recettore o un ormone sono entità reali mentre i meridiani o la memoria
dell'acqua sono entità inventate.
Niente non serve neppure questo. Per questo la discussione con un incompetente è
poco utile o produttiva e non porta a nessun risultato (anzi, spesso fa chiudere
a riccio l'interlocutore che diventa sempre più chiuso ed incapace di osservare
anche la semplice realtà). Provare a far osservare a chi si reca a Lourdes per
motivi di salute che un viaggio nella località francese ha un tasso di efficacia
nel guarire i malati dello 0.0000335% (o se può rendere meglio un'inefficacia
del 99.9999665%) è assolutamente inutile.
Ma allora perchè si continuano a diffondere voci allarmistiche, infondate,
scientificamente smentite che per molti sono verità scottanti e proibite?
Perchè se un incompetente diffonde una voce allarmante, questa farà il giro del
mondo e resterà impressa nelle menti anche se dopo viene smentita.
Provate a fare il "gioco" contrario. Chiedete ad un antivaccinista qual'è la
prova che i vaccini causino l'autismo. Oltre ad enunciarvi gli studi taroccati
di Wakefield, vi dirà che tutti i casi di autismo insorgono subito dopo le
vaccinazioni.
La correlazione è evidente no?
Basterebbe in questo caso usare la logica e pensare che se l'autismo inizia a
manifestarsi dopo pochi anni di vita è scontato che i primi sintomi coincidano
con le vaccinazioni. Ma nessuno penserà alle merendine o ai giochi in plastica
quali cause dell'autismo (perchè? Quale studio ne ha sancito l'innocuità?),
molto più credibile concentrarsi sulle vaccinazioni (nonostante gli studi ne
abbiano sancito l'innocuità).
Sostenere che dopo la chemioterapia un malato di tumore è morto per qualcuno è
la prova che la chemioterapia causa la morte dei malati.
Difficile pensare che essendo il cancro una malattia gravissima, la
chemioterapia può fallire nel suo tentativo?
E la "colpa" a chi la diamo?
Se una persona accende la televisione e subito dopo subisce un infarto cardiaco,
la colpa evidentemente è del televisore: è la causa dell'infarto.
Se un'altra persona si addormenta con un ventilatore acceso e muore, c'è poco da
discutere: il ventilatore acceso causa la morte delle persone.
Banale?
In Corea del sud, se provate ad acquistare un ventilatore (già proprio i
ventilatori che servono a far cambiare aria ad una stanza, a rinfrescare),
troverete l'avvertenza di non dimenticare mai l'apparecchio in funzione durante
il sonno.
Il motivo è semplice: in quel paese è diffusa l'opinione che dormire con il
ventilatore acceso possa uccidere.
Proprio così.
In Corea del Sud, lasciare il ventilatore acceso durante il sonno è considerato
un atto particolarmente pericoloso.
La storia nacque da un comunicato stampa del Korea Consumer Protection Board, un
ente governativo che si occupa di informare periodicamente i consumatori sui
provvedimenti legali e commerciali legati ai prodotti di largo consumo. Dai dati
raccolti dall'agenzia era "evidente" che dormire con un ventilatore in funzione
provocasse la morte.
Secondo l'ente di governo le cause era da imputare principalmente all'ipotermia
(diminuzione della temperatura corporea) ed all'aumento di anidride carbonica
dovuta all'aumentata circolazione di ossigeno nell'ambiente nel quale era in
funzione l'apparecchio.
In realtà nessuno dei due meccanismi è plausibile e soprattutto non può essere
collegato in maniera convincente al funzionamento di un ventilatore, non vi è
oltretutto alcuna base scientifica che spieghi la "morte da ventilatore".
Eppure la leggenda si sparse, così velocemente che ancora oggi i ventilatori in
vendita in Corea del sud hanno un timer che blocca il meccanismo dopo un certo
numero di minuti e soprattutto si sottolinea l'avviso di non dormire mai con il
ventilatore acceso.
Ma perchè si sparse un'idea così improbabile? Semplicemente perchè per una serie
di coincidenze furono rinvenute diverse persone decedute in casa con il
ventilatore acceso in un ristretto periodo di tempo.
Qualcuno, invece di riflettere sul fatto che durante la stagione estiva sono in
molti (soprattutto anziani!) ad utilizzare un ventilatore e che trovare un
anziano morto con un ventilatore acceso poteva essere un normale reperto, notò
quella "strana" presenza: trovare consecutivamente più di tre morti con il
ventilatore in funzione poteva significare che il ventilatore uccide. Non pensò
affatto che molte di quelle povere persone erano appunto anziane, molte altre
alcoliste e diverse in cattive condizioni di salute.
Un po' come dire che trovare tanti fazzolettini di carta a casa di chi è
raffreddato, significhi che i fazzolettini causano il raffreddore. Chi può
smentirlo, in fondo.
L'incompetenza unita alla capacità di discernere realtà da fantasia, i fatti
dalle ipotesi può modificare il corso di una vita.
Ed ecco come la competenza, l'analisi seria dei fatti, l'obiettività e la
mancanza di pregiudizi possono condizionare in senso positivo le nostre opinioni
e persino la vita.
La competenza è per tutti, chiunque può diventare competente ma non è possibile
improvvisare, un principiante non sarà mai competente ma resta un dilettante.
Bisogna quindi scartare le informazioni false, inutili, non leali. Se voglio
"appassionarmi" alla medicina, non devo "cercare su internet" ma studiare
(tanto) sui testi medici, frequentare un reparto dove si curano i malati,
osservare ed apprendere, provare le mie conoscenze e solo così potrò dire di
essere competente, in caso contrario sono un ciarlatano, non sarò competente ma
avrò conoscenze incomplete, disorganizzate e quindi inutili.
Servirebbe quindi semplicemente una presa di coscienza: rendersi conto di essere
incompetenti in un determinato ambito (e non c'è niente di male) e che la realtà
è molto differente dalle credenze personali ed affidarsi per questo a chi ne ha
competenza ed a chi ha studiato la materia trattata.
La presa di coscienza è un'iniziativa individuale, personale e per questo è
fondamentale che chi sparge le proprie opinioni sul web o sul territorio una
coscienza ce l'abbia...e non è sempre così.
Sullo stesso argomento è possibile anche leggere questo articolo: http://fuffologia.blogspot.com/2011/11/alle-radici-della-fuffa.html
CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
dott. Pasquariello Domenico