Nella memoria a lungo termine si possono inserire scene completamente false

Riporto qui di seguito il parere di un esperto in materia: Piergiorgio Strata, Professore di Neurofisiologia, Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Torino.
Elizabeth Loftus,
Professore di Psicologia e Professore Aggiunto di Legge alla Washington
University, e Presidente dell’American Psychological Foundation, ha svolto
un’estesa serie di esperimenti sulla memoria, sulle testimonianze oculari e le
procedure giudiziarie ed è stata consulente in centinaia di processi. In un
recente articolo questa ricercatrice presenta una sintesi dell’argomento di come
si creano falsi ricordi.
Il problema centrale è come si può stabilire se un ricordo è vero o falso. La
dimostrazione di una memoria falsa o vera si ottiene soltanto nei casi in cui
esistono prove dirette. Tra gli esempi di false memorie della Loftus ricordo il
caso di Beth Rutherford aiutata a ricordare di essere stata stuprata dal padre e
di avere abortito due volte per ordine dello stesso. L’esame medico-legale
rivelò che all’età di 22 anni era ancora vergine e non poteva avere avuto
gravidanze.
Il terapeuta venne denunciato e dovette risarcire un milione di dollari alla ragazza. Altro caso è quello di Vynnette Hamanne ed Elizabeth Carlson che avevano ricordato dell’abuso da parte di membri della famiglia. Anche in questo caso le ragazze ottennero ciascuna quattro miliardi di risarcimento.
Questi esempi
dimostrano che quando non è possibile ottenere dimostrazioni sulla veridicità o
falsità del ricordo, la memoria ricostruita da un’assenza iniziale di ricordo,
non può avere nessun valore.
A questo punto ci si deve chiedere com’è possibile impiantare nel cervello i
falsi ricordi. Sempre la Loftus in 200 esperimenti che hanno coinvolto oltre
20.000 individui, ha dimostrato in maniera rigorosa come nel ricordare un evento
realmente accaduto si possa avere una distorsione semplicemente suggerendo
all’individuo una disinformazione. Tale disinformazione può invadere i nostri
ricordi quando parliamo ad altri, quando veniamo interrogati in modo suggestivo,
quando leggiamo i giornali o vediamo fotografie relative a qualche evento al
quale abbiamo noi stessi assistito.
La stessa scienziata ha dimostrato che si possono indurre ricordi di eventi mai
accaduti. A 24 individui tra i 18 e 53 anni ha chiesto di ricordare eventi, mai
accaduti e raccontati da un fratello o una sorella o uno stretto familiare.
Questi ultimi, d’accordo con la sperimentatrice, raccontavano ad un membro della
famiglia episodi di smarrimento in un centro commerciale che sarebbero avvenuti
anni prima. Il 29% dei soggetti ricordava bene l’evento mai accaduto e lo
arricchiva di particolari.
Ecco un esempio. La ricercatrice si mette d'accordo con Jim, un ragazzo di 25 anni. Questi va a casa e racconta alla madre ed al fratello di 14 anni, Chris, una storia completamente inventata. ‘Nove o dieci anni prima, i tre si trovavano in un centro commerciale per fare spese e Chris si perse. Furono presi dal panico, ma alla fine Chris fu ritrovato accompagnato per mano da un signore anziano che vestiva una camicia di flanella. Il signore avrebbe raccontato di aver trovato il bambino, mentre urlava disperato, terrorizzato ed in preda al panico'.
Di fronte a questo racconto, la mamma afferma di non ricordare nulla di questo fatto, ma Chris, invece, dice di ricordare qualcosa ed in particolare lo stato di paura che aveva provato. Inoltre, fornisce alcuni dettagli di quella esperienza: 'Avevo paura di non rivedere più la mia famiglia quel giorno. Ricordo che la mamma mi disse di non farlo più..... la camicia di flanella dell'uomo .... e quando mi chiese se mi ero perduto'.
Dopo alcune settimane Chris ricorda molto bene altri particolari. 'Mi sono allontanato un attimo per andare a vedere una vetrina di giocattoli e mi sono perso. Ho pensato che non avrei più rivisto la mia famiglia. Ero terrorizzato. Quell'uomo con la camicia di flanella mi pare di colore blu…. mi si è avvicinato. Era molto gentile, …, calvo, con un anello di capelli grigi…. e portava gli occhiali'. Chris rimase sorpreso quando gli fu detto che tutto era stato inventato: ‘lo ricordo. Piangevo. E la Mamma mi è venuta incontro dicendo “dov’eri?…Non lo fare più”’.
Sempre la Loftus conclude che i testimoni oculari sono spesso inaffidabili e che
nel 25% dei casi le false memorie si provocano mediante suggestione. Inoltre, le
memorie sono soggette ad illazioni oppure semplicemente alterate suggerendo
all’individuo informazioni incorrette.
La Loftus si chiede se questi esperimenti sono applicabili ‘a situazioni reali
come nell’interrogatorio da parte dei rappresentanti della legge’ o anche in
psicoanalisi e così conclude: ‘Anche se, forse, non è prassi abituale sottoporre
i soggetti a forti pressioni suggestive nel corso di interrogatori di polizia o
di una terapia, lo stimolo suggestivo può a volte presentarsi sotto forma di
esercizio di immaginazione.
Per esempio, al fine di ottenere una confessione i poliziotti possono chiedere ad una persona sospetta di immaginare la partecipazione ad un crimine. Anche gli psicoterapeuti incoraggiano i pazienti ad immaginare eventi dell’infanzia per riportare alla luce possibili ricordi nascosti’. Le persone giovani sono più esposte a recuperare fatti non veri e vi è notevole variabilità individuale.
Goff e Roedinger hanno dimostrato che l’immaginare un evento aumenta la
probabilità di ricordarlo anche negli adulti. Si è inoltre dimostrato che per la
distorsione della memoria sono molto efficaci i racconti di altre persone che
dicono di avere assistito ad un determinato evento. Esperimenti di Kassin e
collaboratori hanno studiato le reazioni di individui falsamente accusati di
aver danneggiato un calcolatore premendo un tasto sbagliato. Costoro all’inizio
negarono, ma quando altri presenti affermarono di avere visto i presunti
colpevoli mentre toccavano il tasto, questi si autoaccusarono dell’accaduto.
Che cosa può accadere nel cervello durante l'impianto di quelle che sono delle
vere e proprie bugie? Nel tentativo di portare alla memoria un evento,
l'individuo si sforza di immaginarlo ripetutamente, sia da solo sia con l’aiuto
degli altri, e tale immaginazione anche se falsa viene a poco a poco a far parte
del nostro bagaglio di memoria. Inoltre, quanto più si tende a ricordare, tanto
più il ricordo si consolida fino a diventare parte del nostro corredo permanente
di informazioni. Quanto più si tenta di scavare nella memoria dell'individuo,
tanto più si creano false memorie. I racconti inventati sono sostenuti in
perfetta buona fede.
In conclusione, si possono creare dei ricordi del tutto falsi, specialmente
quando il ricordo è vago ed incerto, con vari meccanismi tra i quali sono molto
importanti il far immaginare, il suggerire o l’ascoltare altre testimonianze.

Ricordare eventi dei quali all’inizio si esprime incertezza o ignoranza: motivazione e suggestione
Quanto ho riferito nel paragrafo precedente può far insorgere il dubbio che il ricordo sia sempre inaffidabile. Ciò non è vero. Infatti, i ricordi di fatti appena accaduti sono limitati, ma di regola sono altamente affidabili, solo se l’individuo li esprime con certezza. Sorgono invece seri problemi d’affidabilità quando l’individuo all’inizio non ricorda nulla o solo vagamente ed il ricordo è frutto d’immaginazione e ragionamento, anche se affidati ad una logica, oppure se avviene con tentativi di ricostruzione specialmente se accompagnati da un notevole sforzo mentale e quando l’individuo risente di suggerimenti esterni.
Con il passare del tempo, i ricordi veri s’indeboliscono e le distorsioni aumentano fino alla possibilità di impiantare ricordi di fatti mai accaduti. Il recupero della memoria attraverso il processo di ricostruzione è tanto più efficace quanto più l’individuo vuole ricordare o quanto più vi è interesse e motivazione a ricordare.
Tuttavia, la forte motivazione a ricordare, le ragioni d’ordine morale e culturale che l’individuo usa per intervenire efficacemente nell’elaborazione del pensiero non eliminano il pericolo del falso ricordo, ma ne accentuano la consistenza.
La motivazione a
ricordare ad ogni costo i particolari di un avvenimento quando l’articolazione
dello stesso è avviluppata nell’incertezza, le solide determinazioni a superare
i limiti di una rappresentazione con l’apporto di conoscenze rivissute e
riproposte nel tempo, l’impegno, magari sollecitato dall’interlocutore di un
dialogo a tempi lunghi, a voler saggiare una realtà, da emendare nelle sue
lacune e nelle sue zone d’ombra, creano, in effetti, le condizioni ideali di una
disponibilità alla distorsione dei fatti ed all'inclusione di ricordi inerenti a
false circostanze.
Sono questi i casi in cui la ‘testimonianza’, intesa come immedesimazione in una
sofferenza ed in un bisogno si traduce in testimonianza processualmente
rilevante. Quando la testimonianza, intesa come espressione di una scelta di
vita, diventa veicolo per introdurre nel processo elementi nuovi e di
consistente spessore.
In conclusione, il ricordo di eventi dei quali all’inizio si esprime incertezza
o ignoranza sono altamente suscettibili di distorsione e più facilmente
conducono a falsi ricordi. L’interesse e la motivazione dell’individuo a
ricordare, può aiutare la quantità del ricordo, ma a scapito della qualità
ovvero della veridicità. Proprio questi ricordi richiedono verifiche
dell’accaduto e questo tipo di ricordo non può costituire prova di fatti seri ed
impegnativi come la condanna di un individuo.
È utile aggiungere
che generalmente un giudice non si basa solo su delle testimonianze ma ritiene
indispensabili anche dei riscontri oggettivi.
CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
dott. Pasquariello Domenico