Alcuni aspetti interessanti dell'uomo secondo l'evoluzionismo

Premessa: riassunto ed adattato da QUI
L'anatomia comparata, studiando la struttura del corpo degli animali, distingue un piccolo numero di gruppi principali o tipi, caratterizzati dalla situazione e dalla disposizione speciale delle parti più importanti de corpo, ai quali tipi si possono riferire tutte le innumerevoli forme animali, quasi fossero le variazioni di un solo tema. Cuvier, il fondatore dell'anatomia comparata, distinse dapprima quattro divisioni o rami principali del regno animale (1812); più tardi il loro numero fu elevato al doppio e al triplo.
Uno di questi tipi è il ramo dei vertebrati (vertebrata); differisce in modo così evidente dagli altri, che non vi é neppure una forma animale, per la quale possiamo dubitare se appartenga ai vertebrati o agli invertebrati. In tutti i vertebrati, da quelli infimi privi di cranio e dai pesci salendo fino all'uomo, è uguale la situazione reciproca degli organi e la composizione del corpo per mezzo di essi.
Ma il loro sviluppo varia per gradi in molti modi e ci permette di distinguere
nel tipo da sei a otto classi molto differenti. La classe superiore e più
compiuta è tra essa quella dei mammiferi .
Che l'uomo debba esser posto in questa classe superiore fu già stabilito da
Linneo, in quanto l'ordine dei primati, di sviluppo più perfetto, comprendeva
così l'uomo e le scimmie antropomorfe, come le altre scimmie e le proscimmie. Il
paragone più accurato di tutti i loro singoli organi condusse già Huxley (1863)
a stabilire l'importante principio (pitecometra): «le differenze anatomiche tra
l'uomo e le scimmie antropomorfe ad esso più affini (antropoidi) - gorilla,
scimpansé, orang, gibbone - sono minori, delle diferenze corrispondenti fra
queste scimmie antropomorfe e le scimmie inferiori». Per essere persuasi della
verità di questo principio fondamentale, che vale per tutti i singoli organi,
basti il paragonare gli scheletri.

Le stesse 200 ossa, nella medesima disposizione e coi medesimi legami,
compongono lo scheletro dell'uomo e delle scimmie antropomorfe; i medesimi 300
muscoli servono al loro movimento. Le differenze di forma e di grandezza che si
verificano nelle singole parti si spiegano con l'adattamento loro a differenti
maniere di vita mentre la corrispondenza dell'intera struttura si può spiegare
soltanto con la loro derivazione da una forma-stipite comune, con l'eredità da
un primate primordiale (archiprimate) ora estinto.
L'embrione umano
Non soltanto nella struttura macroscopica e microscopica del suo corpo, ma anche nello sviluppo di questo da un'ovo-cellula fecondata l'uomo concorda pienamente con le scimmie antropomorfe.

E poiché secondo la legge fondamentale biogenetica la storia dell'embrione (ontogenia) rappresenta un compendio o una ricapitolazione di quella della stirpe (filogenia), noi possiamo soltanto da questo fatto fondamentale dedurre la comune derivazione di tutti questi primati superiori da una serie di primati inferiori e poi ancora di mammiferi più antichi.
Ma anche i singoli gradi principali della formazione ontogenetica, percorsi dall'embrione umano successivamente entro il corpo della madre, ci permettono di fare delle conclusioni filogenetiche, che ci conducono assai lontano nella lunga serie dei suoi antenati animali. Il fatto che ogni singolo uomo trae la sua origine da una semplice ovo-cellula - da una sfera nucleata di plasma del diametro di mm. 0,2 - dimostra che anche i più antichi progenitori dell'uomo (come di tutti gli altri animali) erano organismi unicellulari.
Le fenditure branchiali sui lati del collo dell'embrione umano c'insegnano che noi proveniamo dai pesci, i quali respiravano nell'acqua. E fino in uno studio posteriore della formazione dell'embrione, quando già le cinque vescicole cerebrali e i tre organi superiori dei sensi (naso, occhio, vescichette auditive) e due paia di arti pinniformi sono situati presso la grossa testa di un embrione caudato, la concordanza nella struttura del corpo embrionale dell'uomo e di altri animali amniotici (mammiferi, uccelli, rettili) è così compiuta che appena si possono tra loro distinguere.

L'originaria derivazione dell'uomo, come di tutti gli altri organismi pluricellulari, da semplici protisti unicellulari è attestata dal fatto incontestabile che oggi ancora ogni uomo nel principio del suo nascere come individuo è una semplice cellula.
Quest'ovo-cellula possiede nell'uomo esattamente la stessa forma come in tutti
gli altri mammiferi vivipari; è una piccola sfera di circa 0,2 mm. di diametro,
appena visibile ad occhio nudo come un sottile punto; al microscopio si vede che
è racchiusa da uno spesso inviluppo e che contiene un nucleo cellulare. Le
ovo-cellule giovani non possiedono ancora un invoglio e si muovono come cellule
nude in modo affatto simile agli animali cellulari più semplici, alle amebe.
Secondo la legge fondamentale biogenetica questo germe unicellulare deve essere
interpretato come la ripetizione ereditaria di una corrispondente forma-stipite
unicellulare.
Le monere (significa "solo") fu osservato per la prima volta nel 1864 nel
Mediterraneo, da Haekel. Sono bollicine mucillacinose, quasi invisibili a occhio
nudo, raramente oltrepassano 1 millimetro di diametro. Formate da una sostanza
carboniosa albuminoide, si appiccicano insieme con le molecole vegetali di una
foglia; si rinvengono riuniti sotto forma di piccoli ammassi gelatinosi, sulle
rocce e nel mare.
Sono organismi senza organi: non testa, nè membra, nè stomaco, nè cuore, nè sistema nervoso o muscolare. Materia senza struttura, semplice, omogenea, questo granello vivente è altrettanto pianta quanto animale. Di una vitalità sorprendente, lo si è trovato anche negli abissi oceanici fino a 8000 metri di profondità.
E' quasi sferico, cioè di una forma elementare per eccellenza. E' mobile. Quando si mette in moto, si formano alla sua superficie alcune sporgenze digitate, dei pendicelli informi, che gli permettono di cambiare posto. Si nutre senza bocca, senza tubo digestivo, senza stomaco, per endosmosi, come le piante penetrando il nutrimento da assorbirsi, mediante contatto, fino al suo interno. Per riprodursi si divide in due parti che si formano in seguito ad una strozzatura. Questo modo di riproduzione non è che un eccesso di crescita dell'organismo, oltrepassante il suo volume normale.

Con la formazione si simili "esseri" ha probabilmente avuto principio la vita
organica sul nostro globo; come si debba immaginare questa «archigonia» (quale
una forma determinata della così detta «generazione primordiale o spontanea») fu
estesamente spiegato di recente da Ernesto Haeckel nella sua opera sugli «Enigmi
del mondo» e sulle «Meraviglie della vita».
Un paragone spregiudicato e un meditato giudizio sui fatti oggi conosciuti della
anatomia ed ontogenia comparate, della fisiologia e della paleontologia ci guida
perciò alla convinzione che l'uomo, quale vertebrato più perfetto, ha la stessa
origine di tutti gli altri vertebrati.
L'andatura eretta dell'uomo

L'andatura a due gambe non avvenne per caso ma fu un atto voluto; provando e riprovando un pongide fece la sua prima sensazionale "scoperta": che poteva rimanere eretto. Quando ebbe questa idea di erigersi su due gambe e camminare, liberando le mani dal compito di locomozione, questo essere, nel fare il primo tentennante passo, diede inizio alla lunga avventura di quello che d'ora in avanti chiameremo ominide.
Quando, nonostante gli insicuri tentativi, espresse una cosciente "caparbietà"
di voler rimanere eretto, e pur con degli inconvenienti fisiologici che ancora
oggi sono causa di disturbi, questa "volontà" segnò l'inizio di molte altre
scoperte, e quindi del progresso dell'uomo.
Abbiamo detto "volontà", perché il processo evolutivo (ammettendo che ve
ne sia uno) non aveva ancora fisiologicamente modificato le ossa della sua
postura; ancora oggi la colonna vertebrale dell'uomo non è "ingegneristicamente"
una costruzione perfetta, cioè atta a camminare eretta su due gambe, presenta
degli inconvenienti fisiologici, perché la struttura è poco resistente per
sorreggere il peso di tutto il busto con la testa.
Infatti, questo ominide nel voler insistere la sua deambulazione eretta, in un tempo relativamente breve, con una colonna vertebrale nata per stare in orizzontale, la sua postura ha dato origine a schiacciamenti delle vertebre, a dislocazione o degenerazione dei dischi intervetebrali, alle cosiddette infiammazioni, alle sciatiche, alle ernie, ai dolori nella regione sacrale, alle scoliosi, alle discopatie, e perfino a una fragilità nelle ginocchia.
Nonostante siano passati circa 5-6 milioni di anni da questo primo tentativo, quasi metà del genere umano ancora oggi nello stare eretto soffre di mal di schiena. Questo perché per darci un portamento, per equilibrare il peso abbiamo curvato nella parte inferiore della schiena la colonna vertebrale, che ha assunto una forma a S. Nessun altro organismo presenta questa flessione all'indietro, non esistono altri animali quadrupedi che stanno eretti con questo accorgimento volutamente espresso dalla volontà. Mentre tutti gli altri animali che sono veramente bipedi (es. struzzi, polli ecc.) hanno un baricentro "ingegneristicamente" quasi perfetto.
Anche se non sappiamo ancora da quale scimmia noi discendiamo, non possiamo
chiudere gli occhi quando accertiamo che il nostro corpo è costruito come quello
degli animali superiori. Se l'uomo fosse stato l'oggetto diretto di una
creazione speciale, estranea a quella delle altre specie viventi, questa
rassomiglianza organica non avrebbe alcuna ragione di essere.
E se dallo scheletro ci spingiamo più oltre e consideriamo il complesso
dell'organismo corporeo; e se andando ancora più in là, osserviamo
l'organizzazione intellettuale, la vita e i costumi di alcuni tipi di scimmie,
la rassomiglianza con l'umanità si fa sempre maggiore. "Giammai, questa putrida
affinità" dicevano ancora i nostri bisnonni; infatti, ancora a metà '800 questa
rassomiglianza con sdegno la si negava; però !!!... la si confermava per alcune
razze di uomini allora ritenute inferiori.
Autorevoli pubblicazioni scientifiche stabilivano che vi era un legame fisico e intellettuale fra le razze inferiori del pianeta (ottentoti, boscimani, negri, pellirossa, ecc.) e le scimmie antropoidi.
Torniamo al discorso della "stazione eretta" sopra accennato: le due (possiamo
dire, anomale) curvature (fra i dischi lombari e quelli cervicali) garantiscono
una elasticità maggiore, necessaria per sostenere il peso del corpo e della
testa, mentre nelle scimmie la colonna vertebrale è quasi diritta; e sia quando
camminano a quattrozampe, sia quando stanno erette la colonna resta sempre a
forma di arco.
La volontà nel nostro ominide fu più forte dell'architettura ossea, e anche se
causò qualche problema, lo sviluppo della stazione eretta - con tutti i vantaggi
in grado di compensare gli inconvenienti detti sopra - procedette nelle savane
africane su "due gambe" a spron battuto, e non solo metaforicamente. Una fase
indispensabile quella dell'equilibrio nella deambulazione a due gambe, perchè
liberando gli arti anteriori dalla locomozione essa favorì il secondo stadio
dell'evoluzione del nostro antenato: un'organizzazione migliore degli arti
superiori che via via si accentrarono nella specializzazione delle mani come
principali organi del lavoro. E' da questo momento che il nostro proto-ominide
inizia a diventare Homo habilis. A "scoprire" il mondo innanzitutto, toccando,
guardando, ascoltando, provando e riprovando come fa un inventore oggi.

Le articolazioni delle zampe anteriori non più impiegate per arrampicarsi sui
rami, o appoggiate a terra per camminare, si raddrizzarono, e le falangi si
accorciarono in un assetto tale da poter svolgere un lavoro manuale.
Determinante fu il pollice più corto e la sua flessione all'interno della mano,
un movimento estremamente necessario alla presa.
John E. Pfeiffer (nello scritto The emergence of Man La nascita dell'uomo),
dimostrò che "lo sviluppo delle articolazioni precedette lo sviluppo del
pensiero". Più precisamente, nel graduale adattamento questi ominidi prima di
conseguire un aumento dell'encefalo, specializzarono le articolazioni superiori
ed in particolare le mani.
Lo sviluppo della neocortecia fu quindi una conseguenza dell'eleborazione di nuove attività indi all'accumulo di nuove esperienze. "il miglioramento della presa precede il miglioramento del pensiero" (Pfeiffer, 1971).
Come ribadisce anche Bardiga, la struttura del cervello degli ominidi, è dunque
"in stretto rapporto con l'esercizio della tecnica [lavoro]", cioè con il grado
tecnologico raggiunto dalle specie. In particolare, la porzione del cervello che
si è sviluppata sotto gli stimoli dell'attività umana è la regione
fronto-temporo-parietale media che, già con i primi ominidi, ha subìto il
continuo aumento della superficie della corteccia cerebrale (Bordiga, 1973).
CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
dott. Pasquariello Domenico