La dissonanza cognitiva ed il complottismo

Spesso molte persone cadono vittime delle tantissime bufale che vengono diffuse su internet, anche perché non hanno la voglia o la capacità di controllare le affermazioni fatte o semplicemente perché sono ignoranti in materia. Un persona normale, però, messa al corrente dello sbugiardamento, cioè di come stanno realmente le cose, dovrebbe accettare la verità dei fatti ed abbandonare la credenza nella bufala.
Tuttavia, se la verità va contro il sistema delle credenze della persona, capita non di rado che la persona sembra impazzire, cioè anche davanti all'evidenza continua a credere nella bufala, inizia a nascondere la realtà o a reinterpretarla: non meraviglia quindi che complottismi e negazionismi siano così diffusi, o che quando una persona seria presenta lo sbugiardamento particolareggiato di una bufala venga attaccato e insultato anziché essere ringraziato.
Si arriva quindi a cose che hanno dell'incredibile, in particolar modo è sconvolgente il comportamento di chi continua a seguire e sostenere le bufale, come se si trattasse di appartenenti a sette religiose, ed in effetti queste persone solitamente interagiscono in gruppi dalle stesse credenze, ad esempio su forum.
Di questo aspetto si è molto scritto e parlato, ma è interessante soffermarsi alla questione della dissonanza cognitiva. Il discorso si applica a tutti i seguaci delle bufale, compresi i complottisti, ed anche alle sette religiose. In questo caso useremo il complottismo come esempio di riferimento, con riferimento anche ai gruppi che fisicamente o idealmente riuniscono tutti i credenti in uno stesso complotto.
I complottisti sono gruppi fondati su illusioni
condivise a seconda del complotto in cui credono. I
membri del gruppo nella loro esperienza trovano
occasione di vedere "cose che non vanno", cioè fatti
che vanno contro le loro credenze, ed elaborano
tutto ciò come un complotto o comunque un atto in
malafede da parte di persone che sono "contro la
verità".
Questo fenomeno viene definito come "dissonanza
cognitiva". La dissonanza cognitiva è una teoria che
si basa sull'assunto che "l'individuo mira alla
coerenza con se stesso. Le sue opinioni e i suoi
comportamenti, per esempio, tendono a comporsi in
complessi intimamente coerenti." [Festinger, A
theory of cognitive dissonance, Standford University,
1957]. In altri termini quando si presenta un
conflitto tra pensieri, emozioni o comportamento,
quelli in conflitto tenderanno a cambiare per
minimizzare la contraddizione e il disagio che ne
deriva. La persona può infatti tollerare solo un
certo numero di discrepanze tra questi componenti
che formano la sua identità. Tenderà perciò a
diminuire le cognizioni dissonanti, a rafforzare e
aumentare quelle consonanti con una particolare
scelta, visione del mondo o condotta.
I seguaci di un complotti infatti, sono legati a
modelli del mondo condivisi dal gruppo di cui fanno
parte e ogni pensiero nuovo va inquadrato
all'interno di queste strutture concettuali per non
dover passare attraverso un doloroso cambiamento
personale. Ciò dimostra che “il gruppo sociale è,
per l’individuo, una delle maggiori fonti di
dissonanza cognitiva e, contemporaneamente, il mezzo
principale per ridurre la dissonanza che può sorgere
in lui. (Leon Festinger, Teoria della dissonanza
cognitiva, Franco Angeli, Milano 1997, p. 161). È
proprio attraverso l’appoggio sociale che
l’individuo reperisce tutta una serie di elementi
cognitivi consonanti con l’opinione condivisa.
Festinger riassume dicendo che "Se cambiate il
comportamento di una persona, i suoi pensieri e
sentimenti cambieranno per minimizzare la
dissonanza", si spiega perché ad esempio i gruppi
complottistici operino con il controllo
dell'informazione, cioè è negato e scoraggiato
l'accesso alle informazioni critiche, ma viene dato
ampio spazio per la propaganda complottista.
La sola accettazione di questo controllo
dell'informazione, a cui non si può opporre
obiezione, è il primo passo verso l'indottrinamento
e comporta tra l'altro una certa regressione dallo
stato di condizione adulta e autonoma a quello di
dipendenza infantile che si sottomette all'autorità
genitoriale.
Il complottista finirà col soffermare la sua
attenzione su tutto ciò che può distoglierlo dalla
situazione di disagio evitando accuratamente ogni
tipo di informazione e di pensieri negativi nei
confronti del gruppo complottista e focalizzando la
sua attenzione sugli inputs (informazioni)
consonanti rispetto alle sue scelte e al suo credo.
A tutto ciò (la dissonanza cognitiva) si affianca
"l'effetto dotazione" (che poi non è altro che un
effetto della dissonanza cognitiva). In altre
parole, molti dei seguaci hanno iniziato il loro
viaggio basandosi su questo ragionamento: "Perché
non provare a leggere le teorie complottiste, tanto
non hai niente da perdere".
Quello che scoprono nel corso del loro cammino è che
hanno moltissimo da perdere anche se si tratta di
privilegi e di status immaginari (come essere tra i
pochi eletti a conoscenze di segreti incredibili a
dispetto del resto del mondo). Per loro questi
privilegi sono molto reali e hanno faticato tanto
per arrivare fino a quel punto, fosse anche solo
aver dovuto leggere tanto materiale complottista. A
quel punto "perdere" la prospettiva di essere tra i
pochi a conoscenza di verità nascoste appare come
una privazione insopportabile.
Il solo fatto di prendere una decisione di
particolare importanza produce una dissonanza
rispetto a tutte le alternative non prescelte.
L’individuo, per ridurre la dissonanza creatosi,
eviterà, per esempio, di prendere in considerazione
qualsiasi informazione contraria alle proprie
credenze, oppure, se ha scelto di dedicarsi
frequentemente al gruppo complottista, criticherà le
fonti di informazioni serie e naturalmente dovrà
evitare accuratamente ogni contesto nel quale
potrebbe imbattersi in informazioni contrarie al suo
credo e alla sua scelta di pensiero. In tutti questi
casi si parla anche di “effetto congelante” della
decisione, in altre parole l’individuo si attacca
con tenacia alla propria decisione rendendola
definitiva col risultato che le alternative che
prima potevano sembrare egualmente attraenti
finiscono per sembrare prive di interesse (Kurt
Lewin, Field theory in social science, New York,
Harper, 1951, p. 233)
La tendenza a eliminare gli elementi dissonanti e a
rafforzare quelli consonanti con la decisione
prescelta risiede in una esigenza di risparmio
cognitivo — oltre alla ben nota esigenza di
abbassare ai minimi termini la dissonanza
post-decisionale. Una volta presa una decisione
abbiamo in pratica risolto un conflitto, tendiamo
perciò a evitare di ritornare continuamente sui
nostri passi, con l’effetto di fissare
definitivamente la decisione presa (secondo anche un
principio di coerenza con noi stessi).
Nella fattispecie dell’esperienza complottistica,
man mano che l'indottrinamento prosegue l'individuo
rimane sempre più vincolato alla propria immagine
secondo il meccanismo definito da Cialdini "Coerenza-impegno".
E accanto all'iniziale effetto sollievo — che
continua per tutto il periodo della affiliazione e
nel momento della disaffiliazione si trasforma nel
suo opposto in disagio e senso di colpa — sorgono
tutta una serie di giustificazioni nuove rispetto
alla motivazione originale che spinsero il
complottista ad aderire al gruppo (Robert Cialdini,
Le armi della persuasione. Come e perché si finisce
col dire di sì, Firenze, Giunti/Barbera, 1989, p.
86). L'individuo si considera parte di un gruppo
detentrice di una verità importante sconosciuta al
mondo circostante. Ciò vuol dire che nella sua
immaginazione ha creato e rivissuto più volte una
serie di scenari ideali e di vittorie future a cui
tiene moltissimo.
In effetti, come spiega Massimo Palmarini (L'arte di
persuadere, Mondadori, 1996, Cles (TN), p. 53),
siamo spesso "irrazionalmente troppo attaccati a ciò
che possediamo o riteniamo di possedere. Per
cederlo, chiediamo un prezzo più alto di quello che
saremmo disposti a pagare per acquisirlo, se già non
lo avessimo." (Id. ibid.,p. 53)
E ciò può accadere anche quando giungiamo tramite
esperienze emozionali "a una soluzione per il
successo della quale abbiamo pagato un prezzo
piuttosto caro in termini di angoscia e aspettative,
investiamo così tanto in questa soluzione che
preferiremmo deformare la realtà per adattarla alla
nostra visione del mondo piuttosto che sacrificarla
a favore di quanto non può essere ragionevolmente
ignorato." (Paul Watzlawick, La realtà della realtà,
Astrolabio, 1976 Roma, p. 57)
Ma forse il modo migliore per spiegare come
l’effetto dotazione possa portarci a rimanere
vincolati alle nostre decisioni è il racconto di una
storia che traggo da un libro di Watzlawick:
"Da qualche parte nei tropici le scimmie vengono
catturate in questo modo: si lega strettamente al
suolo una calabaza (zucca oblunga svuotata e
lavorata in modo da servire come boccale) e vi si
mette dentro un frutto di cui le scimmie sono
particolarmente golose. L'apertura della calabaza è
larga esattamente quanto basta perché la scimmia
possa raggiungerne l'interno. Ma quando ha preso il
frutto, non può più ritirare attraverso l'apertura
la sua mano con il frutto. Per essere di nuovo
libera basterebbe che lasciasse andare l'esca e
tirasse fuori la mano; ma la sua avidità non glielo
permette. Così diventa prigioniera di se stessa
perché, mentre lei è incapace di lasciare il bottino
e di scappare, arrivano i cacciatori e le gettano
sopra una rete." (Paul Watzlawick, Il linguaggio del
cambiamento, Feltrinelli, 1997 Milano, p. 70)
Un esempio di dissonanza cognitiva è la grande
delusione dei complottisti legata alla diffusione di
materiale contro le bufale che smontano le falsità
complottistiche scendendo fin nei particolari.
Se il complotto viene sbugiardato, il gruppo
complottista, nella maggioranza dei casi, si
rafforza per superare la situazione di dissonanza.
Gli sforzi proselitistici si moltiplicano: se un
maggior numero di persone possono essere persuase
che il sistema di credenze è corretto, questo
confermerà la veridicità della mia visione del
mondo.
Una delle costanti più famose è che, di fronte agli
sbugiardamenti professionali delle credenze
complottistiche, si nota una continua negazione
della realtà da parte dei gruppi complottistici. Si
ribadisce che la negazione della realtà rappresenta
quantomeno una costante quando ai credenti in una
bufala complottista si mostra come stanno davvero le
cose.
Si potrebbe concludere, per il momento, dicendo che
i gruppi complottisti, come ogni altro sistema
complesso, una volta "costruiti" tendono alla
stabilità. Per questo all'insorgere di una qualsiasi
perturbazione si autoregolano attraverso un
complesso sistema di feedback negativo. In altre
parole l'introduzione di una variabile che dovrebbe
apportare incertezza e confusione produce
all'interno del sistema una reazione, che ne
determina al contrario il rafforzamento, cioè il
ristabilimento dell'equilibrio iniziale, il ritorno
all'omeostasi.
Questo fenomeno è conosciuto come
auto-organizzazione o autopoiesi dei sistemi umani,
in altre parole come "la tendenza di ogni sistema a
difendersi dall'introduzione di cambiamenti nella
propria organizzazione o nelle proprie regole.
L'esperienza insegna che anche — o precisamente — in
presenza di disturbi di grande entità i sistemi
tendono ad applicare la controproducente ricetta che
prescrive "quantità maggiori dello stesso rimedio",
e quindi inevitabilmente in misura sempre maggiore
la stessa problematica." (Paul Watzlawick, Il codino
del Barone di Münchhausen, Feltrinelli, Milano 1989,
p. 128)
Ciò vuol dire che il sistema tende al mantenimento
della costanza interna grazie anche al controllo
dell'informazione, riducendo cioè qualsiasi
perturbazione prodotta dall'introduzione di
informazioni nuove e discordanti (retroazione
negativa).
Esistono alcuni esperimenti scientifici che
dimostrano quanto possono essere coriacee le
"visioni del mondo" una volta che sono state create
attraverso una esperienza sufficientemente
convincente.
È il caso degli esperimenti del professor Alex
Bavelas eseguiti alla Standford University.
Uno di questi consisteva nel porre il soggetto di
fronte a una serie di coppie di numeri e nel dirgli
di verificare se i due numeri si accordavano tra
loro.
Il soggetto credeva di scoprire in base ad
esperimenti di prova ed errore le regole del gioco,
mentre in realtà lo sperimentatore indicava che le
risposte erano esatte o sbagliate in base a una
scaletta precostituita che prevedeva una frequenza
maggiore di risposte giuste man mano che
l'esperimento procedeva.
In questo modo il soggetto perveniva alla creazione
di un ordine logico laddove esisteva solo il caos.
Si riscontrò inoltre, che, dopo la spiegazione del
gioco, alcuni soggetti non volevano abbandonare la
pseudo-soluzione tanto faticosamente raggiunta, in
quanto convinti di aver trovato una regolarità
nascosta agli occhi dello sperimentatore.
L'esperimento sembra dimostrare che "una volta
giunti a una soluzione per il successo della quale
abbiamo pagato un prezzo piuttosto caro in termini
di angoscia e aspettative, investiamo così tanto in
questa soluzione che preferiremmo deformare la
realtà per adattarla alla nostra soluzione piuttosto
che sacrificare la soluzione a favore di quanto non
può essere ragionevolmente ignorato." (Paul
Watzlawick, La realtà della realtà, Astrolabio, 1976
Roma, p. 57)
Questo comporta una cecità localizzata (un nuovo
termine che potremmo usare per sostituire quello di
dissonanza cognitiva).
In effetti i paradossi e le ingiustizie presenti nei
gruppi totalitari non sono percepibili nel campo
visivo del seguace e non potrebbe essere altrimenti
perché interpreta la realtà dell'ideologia in modo
autoreferenziale, cioè rifacendosi all'ideologia
stessa, si crea perciò un "punto cieco" e la
tecnologia risulta essere senza macchia.
Nei gruppi complottistici le contraddizioni, le
assurdità, le evidente bufale, i casi ampiamente
sbugiardati e simili <<non vengono percepiti affatto,
né come presenti, né come assenti: qualsiasi cosa
venga percepita, viene percepita come "priva di
macchia">> (Heinz von Foerster, "Costruire una
realtà", in Aa. Vv., La realtà inventata,
Feltrinelli, Milano 1994, p. 38)
Se siete mai entrato in contatto con il mondo dei complotti e delle bufale complottistiche, quanto letto finora vi sembrerà molto familiare perché rispecchia benissimo il mondo delle persone che si ostinano a credere nei complotti bufala. Tuttavia il discorso si applica perfettamente anche ai credenti in altri tipi di bufale e non deve meravigliare che l'intero discorso fatto fin quì è perfettamente calzante per le sette religiose.
Infatti c'è la sorpresa finale: l'articolo che avete letto è stato adattato da quest'altro: http://ipnosi.interfree.it/dissonanza.htm che per l'appunto parla di sette religiose!
Sullo steso argomento segnalo queste due inchieste che chiariscono gli altri aspetti del complottismo, fino ad arrivare a completarne il quadro:
- Il complottismo (Il mondo del complottismo, Complottisti contro Debunkers, Mitizzare gli USA nei complotti, Il complottismo come una setta, Critica della ragione cospirazionista, Un complottista può produrre più bufale di quanto tu non possa sbugiardarne, Cospirazioni segrete sbanderiate ovunque).
- La psicologia del complottismo (La psicologia del complottismo, Tutto è un complotto, Nella mente del complottista, Il paranoico, La disinformazione del complottismo, Complotti e razzismo, Punti in comune delle teorie complottistiche).
CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
dott. Pasquariello Domenico