Le crociate furono guerre di conquista dell’Occidente per convertire gli islamici?

Le crociate furono
guerre di conquista dell’Occidente per convertire gli islamici ?
Decisamente no. Le Crociate contro l'Oriente furono in realtà guerre di
legittima difesa. Rappresentavano l'unica possibile risposta alle aggressioni
musulmane, un tentativo di arginare la conquista musulmana di terre cristiane.
Dal tempo di Maometto, la politica di espansione musulmana consistette sempre
nella spada. Il pensiero musulmano divide il mondo in due sfere, la Dimora
dell'Islam e la Dimora della Guerra. La Cristianità - e, se è per questo, ogni
religione non musulmana - non ha dimora alcuna. Cristiani ed ebrei possono
essere tollerati all'interno di uno stato musulmano, sotto la legge musulmana.
Ma, nell'Islam tradizionale, le terre cristiane devono essere conquistate o
distrutte.
Questo è quanto fece nascere le Crociate. Non il progetto di un papa ambizioso o
i sogni di cavalieri rapaci, ma una risposta a più di quattro secoli di
conquiste, con le quali i musulmani avevano già fatti propri i due terzi del
vecchio mondo cristiano. A quel punto, il Cristianesimo come fede e cultura
doveva o difendersi o lasciarsi soggiogare dall'Islam. Le Crociate non furono
altro che questa difesa. Scriveva papa Innocenzo III, nel 1215: “Come può l'uomo
che ama secondo il precetto divino il suo prossimo come se stesso, sapendo che i
suoi fratelli di fede e di nome sono tenuti al confino più stretto dai perfidi
musulmani e gravati della servitù più pesante, non dedicarsi al compito di
liberarli ?”
Spesso si ritiene che l’obiettivo centrale delle Crociate fosse la conversione
forzata del mondo musulmano. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità.
Nella prospettiva cristiana medievale, compito dei crociati era sconfiggere i
musulmani invasori e difendere la Chiesa contro di loro. Questo era tutto. Ai
musulmani dimoranti nei territori conquistati dai crociati generalmente fu
concesso di conservare le loro proprietà, il loro sostentamento e la loro
religione.
Per ribattere a chi solleva la questione del jihad, i musulmani sostengono che i
cristiani hanno fatto di peggio, alludendo alle crociate o all’epoca del
colonialismo.
Questo è un dibattito da lasciare agli storici, con la differenza essenziale che
i crociati o i cristiani che hanno combattuto la guerra non pretendono di averlo
fatto fondandosi sul Vangelo: l’hanno fatto, invece, in nome della difesa della
cristianità - o così pensavano - oppure in difesa del loro Stato nazionale o
anche di ciò che consideravano propri diritti. Insomma, in quanto uomini
appartenenti a una cultura, a una nazione, a una tradizione, e non in nome del
Vangelo.
Non dimentichiamo che l’idea delle crociate fu una reazione alle persecuzioni intraprese dal califfo fatimide al-Hakim bi-Amr Allah (996-1021) contro i cristiani d’Egitto e di Siria (che allora comprendeva anche la Terrasanta). Nell’anno 1008 al-Hakim abolì la festività delle Palme. Nel 1009 «ordinò di punire esclusivamente quelli [segretari] che tra di loro erano cristiani, facendone appendere molti per le mani e requisendo ogni loro bene». Nel marzo 1009 «spedì una lettera a Damasco in cui dava disposizione di demolire la chiesa cattolica dedicata alla Madonna, imponente e bella chiesa in verità!, che fu di fatto abbattuta nel mese di rajab di questo stesso anno».
La domenica 13 agosto
1009 «fece abbattere la chiesa dedicata a Maria ad al- Qantarah, nel Vecchio
Cairo. Dopo averla fatta demolire fino alle fondamenta, ne saccheggiò le
suppellettili e le rovine. Nei pressi della chiesa c’erano numerose tombe e
sepolcri cristiani. Dopo averli aperti tutti, i negri, gli schiavi e la
plebaglia esumarono i cadaveri ivi seppelliti e ne dispersero le ossa, mentre i
cani divoravano le carni di coloro che vi erano stati sepolti di recente. Nelle
vicinanze della predetta chiesa ce n’era una di proprietà dei giacobiti [cioè
dei copti], dedicata a san Cosma. S’impadronirono anche di quella, riducendola
ad un ammasso di rovine».
Ma l’episodio più grave che provocò la reazione della cristianità fu la
distruzione della Basilica della Risurrezione di Gerusalemme (chiamata in
Occidente il Santo Sepolcro), iniziata il 28 settembre 1009. Al-Hakim ordinò «di
farvi sparire qualsiasi simbolo [di fede cristiana] e di provvedere a portar via
ogni reliquia oggetto di venerazione». «La basilica fu abbattuta fin nelle
fondamenta, ad eccezione di ciò che era impossibile distruggere e difficile da
asportare. Furono così demoliti il luogo detto Cranio, la chiesa di San
Costantino, nonché tutti gli altri edifici compresi nel loro perimetro, mentre
le sacre reliquie venivano portate via. Ibn Abi Zahir cercò in ogni modo di
rimuovere il Santo Sepolcro e di farne sparire ogni traccia, riuscendo a farne
spezzare e asportare gran parte». Si potrebbe continuare così a lungo ricordando
distruzioni di chiese ed altre calamità contro i cristiani.
Sebbene, quindi, la prima crociata sia stata lanciata dal Papa, non si può
affatto dire che fosse una sollecitazione o una conseguenza del Vangelo. Il Papa
rappresentava allora l’autorità e decideva anche delle questioni politiche e
militari. E questa è una grande differenza. Lo dimostra anche il fatto che le
crociate non erano considerate come guerre di religione, dato che gli stessi
storici arabi dell’epoca, e in particolare quelli musulmani, non le hanno mai
chiamate "crociate" come viene fatto oggi ad imitazione dell’Occidente. La nuova
denominazione araba di al-hurub al-salibiyya, le guerre di coloro che portano la
croce, risale solo all’Ottocento, mentre era precedentemente utilizzata quella
di hurub al-Faranj, guerre dei Franchi, che sottintende gli occidentali in
generale.
Gli storici arabi precisavano talvolta la nazionalità specifica di questi
Franchi, parlando di Alemanni, Ungheresi o Amalfitani. Tutti questi gruppi erano
quindi visti dagli arabi come nazioni e popoli arrivati in Oriente per invadere
la loro terra. Senza dire che durante le crociate troviamo spesso principi
musulmani stringere alleanze con duchi franchi per combattere contro altri
principi musulmani e duchi franchi, come in ogni tipica guerra di interessi.
(Fonti: Crisis, Vol. 20 N. 4 e Alcune delle "100 DOMANDE SULL'ISLAM" di Samir Khalil Samir, Giorgio Paolucci, Camille Eid)
Per approfondire l'argomento, vi consigliamo il libro "L'ultima crociata", di Arrigo Petacco. Una lucida analisi sulle motivazioni storiche delle crociate, che dimostra come esse furono una legittima risposta alla jihad islamica.
CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
dott. Pasquariello Domenico