Distinguere complotti veri da deliri cospirazionisti

 

 

 

Anche se è di moda diffondere ed occuparsi solo di complotti bufala, c'è da dire che in realtà i complotti esistono e sono sempre esistiti, fin dall'antichità. Si va da quelli che avevano per oggetto l'uccisione di un personaggio a quelli che servivano a fare colpi di stato, passando per gli innumerevoli complotti usati nelle guerre.

La caratteristica di tutti i complotti reali è che vengono comunque subito alla luce sia che riescano e sia che falliscano, ma già parlare di complotti reali significa distaccarsi dalla paranoia complottista ed andare verso complotti più complessi e noiosi rispetto a quelli bufala.

 

Umberto Eco ribadisce alcuni concetti interessanti nella risposta seguente::

Domanda: Ma non esiste la paranoia del complotto? Quella secondo cui tutto quello che accade è l'effetto dell'azione di pochi che operano in segreto...
«Quello che a me interessa, e ne ho fatto oggetto nel Pendolo di Foucault, è proprio la paranoia del complotto: tutto quello che avviene è agito da un centro misterioso che alle nostre spalle e a nostra insaputa muove la storia. Questa è la paranoia del complotto.

Criticare la paranoia del complotto non vuol dire che non esistano i complotti: l'uccisione di Giulio Cesare è il risultato di un complotto, tanto per citarne uno. Ma la cosa interessante è che i complotti o riescono e vengono subito alla luce (l'uccisione di Giulio Cesare), o non riescono e vengono subito alla luce (la denuncia di Catilina da parte di Cicerone). I veri complotti lo sappiamo subito che ci sono stati.

 Il mito dei paranoici del complotto di solito assume l'immagine dei Templari, gente che vive attraverso i secoli e continua ad agire nel presente, in tutta la ratatouille occultistica, quella che nutre metà delle trasmissioni televisive. Oppure, che so, l'idea che non siamo soli nell'universo, il mistero di Stonehenge, Atlantide (...). Quindi il complotto dei paranoici del complotto prende un pò la funzione di Dio che governa, una specie di piccolo Dio hegeliano malriuscito, che attraverso la storia determina il fato, il destino degli uomini che non possono reagire».
 

A completare il concetto, c'è da aggiungere che la "verità ufficiale" non esiste! Esistono gli studi, le investigazioni, le analisi, che tutte insieme vanno a formare una ricostruzione. Se sono fatte correttamente, non dovremmo aspettarci nulla che faccia apparire "falsa" la ricostruzione comunemente accettata. 

Non esistono sbugiardatori, scettici, debunkers che credono in verità ufficiali: essi non credono, ma esaminano, accertano ed accettano i fatti, qualunque sia la loro conclusione; e non appoggiano alcuna "verità ufficiale", ma la verità così come essa risulta dai fatti. Che coincida o meno con quella "ufficiale" è un problema soltanto per i complottisti.

 

Fatta questa doverosa premessa, poniamo l'attenzione sul fatto che esistono una serie di domande molto utili che servono a distinguere un complotto reale da una immaginario e sono state redatte da un esperto del settore: Peter Barrett (Canberra Skeptics). Il noto investigatore anti-bufala Attivissimo ha ben tradotto ed adattato tali domante, e pertanto si ritiene molto utile riportarle in questa pagina prendendole dal suo articolo presente QUI.

 


1. L’asserzione che sembra confermare il complotto corrisponde ai fatti?

Molte tesi di complotto si basano su asserzioni che in realtà non corrispondono ai fatti. Questo vale in particolare per tutte le asserzioni che sembrano smontare la “versione ufficiale”: la prima cosa da fare è verificare che la “versione ufficiale” riportata dall'asserzione sia davvero quella corretta e che il cospirazionista non l'abbia distorta. Poi bisogna verificare i fatti andando alle fonti originali ovunque possibile.

2. L’asserzione è davvero pertinente alla tesi di complotto?

Spesso vengono presentate argomentazioni vere, basate su fatti reali, che però in realtà non c'entrano nulla e creano l'inganno di un apparente sostegno alla tesi. Per esempio, per l'11 settembre si cita spesso il fatto (vero) che il kerosene degli aerei non brucia a temperature tali da fondere l'acciaio e da questo fatto vero si argomenta che le Torri Gemelle non possono essere crollate senza un intervento di altro genere. Ma la temperatura di combustione del kerosene in realtà non è pertinente, perché l'acciaio non si fuse, ma fu solo ammorbidito tanto da perdere gran parte della propria capacità di carico, e l'incendio fu solo innescato dal kerosene ma alimentato dal contenuto delle Torri, che come qualunque incendio domestico raggiunse temperature tali da ammorbidire l'acciaio.

3. Se l’asserzione è vera, cosa implica?

Un'asserzione, se considerata da sola, può sembrare plausibile. Ma lo è ancora se la applichiamo a campi o argomenti analoghi, oppure richiederebbe che il mondo fosse drasticamente diverso da come lo vediamo? Per esempio, se fosse vero che esistono le “scie chimiche”, questo implicherebbe una colossale partecipazione di piloti, controllori di volo, tecnici di rifornimento e addetti alla fabbricazione delle sostanze irrorate. Per l'11/9, l'asserzione che nessun aereo colpì il Pentagono implicherebbe che i vigili del fuoco che prestarono soccorso e raccolsero i resti dei passeggeri siano tutti bugiardi e che lo siano anche i 55 testimoni oculari dell'impatto.

4. L’asserzione è coerente con le altre?

Viene spontaneo valutare una tesi di complotto in base al numero di asserzioni che sembrano sostenerla, ma bisogna considerare come le varie asserzioni interagiscono tra loro. Se due asserzioni si contraddicono, almeno una è sbagliata, o forse lo sono entrambe.

5. Cosa dicono gli esperti di settore?

I sostenitori delle tesi di complotto si atteggiano a esperti, ma bisogna verificare se lo sono veramente e bisogna sempre sentire il parere professionale dei veri esperti sulle varie asserzioni pro-complotto. È importante che l'esperto sia di settore, perché vengono spesso citati a sproposito esperti in materie non pertinenti. Un premio Nobel per la letteratura, per esempio, non diventa onnisciente solo perché ha vinto un premio.

6. Asserzione o opinione?

Spesso vengono spacciate per prove delle affermazioni che sono in realtà semplici opinioni non supportate da prove (“secondo me l'11/9 l'ha organizzato Bush”). Se non ci sono prove, si tratta solo di una congettura che non vale nulla e va ignorata fino a prova contraria.

7. L’asserzione è sostenuta da prove?

I “potrebbe” o “forse” non valgono nulla: se non ci sono prove, non siamo di fronte a un’argomentazione, ma a una congettura che come tale va di nuovo ignorata.

8. La spiegazione fornita dalla tesi è l’unica possibile?

Spesso la tesi cospirazionista afferma che l'unico modo in cui può essere avvenuto un evento anomalo è tramite una cospirazione. Vediamo se invece ci sono altre possibili spiegazioni. Se ce ne sono, allora l'asserzione complottista non è una prova.

9. Che risposta viene data alle obiezioni che contraddicono la tesi di complotto?

Se le obiezioni vengono ignorate o respinte con l’insulto, la tesi di complotto è debole. Una tesi forte deve considerare tutti i fatti e spiegarli meglio delle altre tesi. Ignorare i fatti che non si conformano alla tesi è semplicemente inaccettabile.

10. Si può fare un esperimento risolutivo?

Spesso le tesi alternative ci chiedono di accettarle per fede, magari facendo appello al buon senso o ai nostri pregiudizi (“le multinazionali sono tutte assassine”). Ma il buon senso inganna: per questo esiste la scienza. Vediamo se un esperimento oppure la semplice osservazione attenta della realtà ci permette di chiarire come stanno realmente le cose.

11. La tesi è coerente?

Se la tesi di complotto è vera, deve essersi verificata una precisa serie di eventi per portare a compimento la cospirazione. Molte tesi di complotto non vogliono o non possono dettagliare il proprio svolgimento completo: in tal caso sono solo un’accozzaglia di asserzioni che, una volta radunate, formano una narrazione che si contraddice da sola e quindi può essere scartata.

 

 

Queste undici domande sono una guida utile per esaminare qualunque tesi di complotto e non solo: infatti si possono applicare anche all'esame dei misteri con notevole successo.

 

Solitamente, i complotti immaginari sono diffusi da gente che non ha voglia di affrontare i problemi veri del mondo e preferisce passare la vita a inventarsi problemi inesistenti di cui poi si propone come impavido risolutore.

Come ha ben evidenziato il cacciatore di ciarlatani noto come Medbunker, se si cerca qualche informazione in rete sui segreti che governi e potenti ci nasconderebbero ci si imbatterà praticamente sempre su enormi sciocchezze. Che l'opinione pubblica possa venire manipolata tramite l'informazione "ufficiale" non è certo un mistero ma un complotto ha bisogno di prove per dimostrarsi vero.
Questi argomenti complottistici, venduti come ormai "dimostrati" sono basati su illazioni, sospetti e scorrettezze. Non esiste una sola prova che siano veri.
Se una sola di queste ipotesi venisse verificata e dichiarata reale saremmo tutti a guadagnarci per amore della verità, della storia e della giustizia. Il problema è che il "complottista" (colui cioè che crede a questi complotti nascosti) vede chiunque non la pensa come lui, come un nemico, un "disinformatore" (magari pagato da chi il complotto l'ha compiuto) e non esita ad aggredirlo anche violentemente.
Eppure queste teorie sono vendute come verità. Vendute appunto, non è un caso, visto che chi le diffonde non è proprio disinteressato. Di queste "affascinanti" storie ne fa un commercio, un mercato, si crea una clientela affezionata che a sua volta contribuisce a diffondere il messaggio di marketing.
Naturalmente chi vende questi argomenti non si occuperà di problemi reali o di complotti che sono più che un sospetto. Non vedrete mai un sito "alternativo" occuparsi seriamente di inquinamento o di difesa dei diritti umani, non si venderanno DVD sulla distruzione di intere foreste o su ciò che comportano i reati nei confronti dell'ambiente.

Nonostante i "guru" del complotto si presentino come "difensori della verità" alla fine si rivelano dei "commercianti del complotto", prodotto che qualche soldino lo fa guadagnare, rispetto a "noiosi" argomenti da tribuna cittadina. Vuoi mettere i complotti bufala con la povertà di certe zone del mondo o con chi non ha nemmeno l'acqua da bere?

Un adolescente in fase di allucinazione ormonale sarà più attratto dagli "uomini in nero" che impiantano chip sottopelle per controllarci la mente o dai bambini di sei anni costretti a cucire i palloni che rotolano nei nostri grassi campi di calcio ultrasponsorizzati?

 

È quantomeno sconvolgente il fatto che i siti complottistici evitano sempre accuratamente di parlare dei veri "complotti", che di fatto sono tantissimi anche se meno interessanti di quelli campati in aria. Basta pensare a tutte le storie, ben più concrete dei complotti immaginari, riguardanti le mafie, l'inquinamento ambientale, le inchieste giudiziarie, il settore del lavoro, le istituzioni religiose, il mondo politico e quello dei servizi segreti, a cui si aggiungono le storie degli imbrogli dei ciarlatani che di fatto sono un vero e proprio complotto ai danni dei creduloni. E questo solo volendo rimanere in ambito italiano, se si va in ambito internazionale si toccano temi ancora più spinosi come ad esempio la fame nel mondo.

La faccenda del non trattare i veri complotti da parte dei siti complottistici è ancora più strana se si pensa che essi vengono continuamente divulgati da trasmissioni, giornali e libri di successo, e quindi dovrebbero essere noti ai complottisti.

I siti complottistici puntano ad una vera e propria fuga dalla realtà, in modo da creare problemi e nemici immaginari da combattere: in questo modo ci si ritaglia una fetta di mercato da sfruttare e rimbambire con storielle inventate.

Un vero peccato, in quanto molta gente dedica di fatto tempo e sforzi a propagandare e riempire internet di storie complottistiche inventate invece di far conoscere i veri problemi: probabilmente è anche a causa di questo che tali problemi non vengono risolti.

Ovviamente, tutto il discorso fatto finora non vale per quella fetta di complottismo che si basa sull'esternazione o l'appagamento di malattie mentali legate alla degenerazione della paranoia, lì siamo in campo psichiatrico e purtroppo c'è poco o nulla da fare.

 

Che tipo di persona può avere così poca fiducia nel prossimo da credere che il presidente degli USA e la CIA possano aver cospirato per simulare la morte di Bin Laden, o che i media siano saldamente sotto il controllo da una potente cupola di facoltosi estremisti?

Come ben evidenziato qui, Se consultate la letteratura psicologica sul credere alle teorie del complotto (complottismo) o se leggete le cronache politiche sull'argomento sentirete parlare abbondantemente di paranoia, alienazione e crisi dei valori.
Imparerete che le persone che credono ad una bizzarra teoria del complotto, probabilmente crederanno anche ad altre (d'altra parte è tutto collegato all'assassinio di Kennedy e agli Illuminati). Scoprirete che il complottismo è stato correlato all'essere poveri, membri di una minoranza oppressa o alla sensazione che la propria vita sia controllata da fattori esterni e altre disgraziate situazioni.

Ma c'è un'altra prospettiva che deriva dal retroterra evoluzionistico della nostra specie: il cervello umano è può favorire le teorie del complotto perché una volta che ci convinciamo di qualcosa abbiamo una quantità di meccanismi cognitivi progettati per impedirci di rigettarla.

 

Ted Goertzel, un sociologo della Rutgers, ha studiato il fenomeno del complottismo per vent'anni e ha un paio di suggerimenti per chi volesse «distinguere tra un divertente eccentrico, un ingenuo in buona fede, un fazioso arrogante e uno scettico tutto d'un pezzo per farsi rapidamente un'opinione».
In primo luogo si può cercare la "logica a cascata", il ragionamento che porta il complottista (malato o in malafede) ad includere sempre più persone nel complotto ogni volta che qualcuno porta una nuova prova contro le sue affermazioni (A-ha! Ci sono dentro anche loro!). In secondo luogo, è bene essere scettici verso affermazioni che richiedano una quantità improbabile di potere e controllo da parte dei cospiratori.
Goertzel fa l'esempio del presunto complotto del "finto atterraggio sulla Luna", che avrebbe richiesto la complicità di migliaia di scienziati e tecnici che lavoravano al progetto, dei media che si occupavano dell'evento e persino degli scienziati di altre nazioni (inclusa la Russia) che tracciarono la missione.

 

 

Sullo steso argomento segnalo queste inchieste che chiariscono gli altri aspetti del complottismo, fino ad arrivare a completarne il quadro:

Il complottismo

La psicologia del complottismo

La dissonanza cognitiva ed il complottismo


 

CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
dott. Pasquariello Domenico

http://ceifan.org