La bomba atomica del Giappone imperiale

Premessa: tratto da QUI
Quasi completamente ignorato e ancora oggi poco conosciuto è il test atomico
compiuto dal Giappone nell' agosto 1945, periodo pieno di eventi, incertezze e
caos.
Il 6 agosto fu sganciata la bomba atomica degli Stati Uniti sulla città di
Hiroshima, due giorni dopo i russi colgono l'occasione e dichiarano guerra al
Giappone e il 9 agosto viene sganciata una seconda bomba atomica sulla città di
Nagasaki.
Il Giappone decide di arrendersi malgrado forti opposizioni dell'esercito e
della marina imperiale che desiderava affrontare gli alleati in un'ultima
battaglia facente parte di un'operazione chiamata "Ketsu-go" che comprendeva
l'uso delle ultime risorse giapponesi per infliggere il maggior danno possibile
agli alleati pronti allo sbarco. Si sperava che il danno inflitto agli alleati
portasse questi ultimi a ripensare la questione della resa incondizionata.
Perdite umane e materiali alte negli alleati potrebbero causare la voglia di
combattere e innescare nuove prospettive di una pace piu' favorevole al Giappone
in generale e al sistema imperiale in particolare.
Il test nucleare del Giappone ebbe luogo il 11 agosto (altre fonti affermano il
12 agosto) 1945 a Konan, in Corea. (Konan era il nome giapponese del luogo
chiamato Hungnam dai coreani. Era il luogo dove era situato il maggior complesso
industriale sotto il controllo nipponico.)
Un lancio partì dal bacino di Konan, fu guidato nel mare del Giappone per
entrare nel porto di una piccolissima isola.
Per diversi giorni relitti di imbarcazioni e altre vecchie navi furono portate
sull'isola che era talmente piccola da non risultare su molte mappe. I pochi
abitanti furono evacuati.
Venti miglia dall'isola gli osservatori aspettavano e pregavano che gli assidui
sforzi avrebbero prodotto il risultato che tanto speravano: una forza di
distruzione enorme da poter usare nell'autunno sulle forze alleate in procinto
di un'invasione.
Il risultato fu sorprendente: sotto la nube radioattiva le imbarcazioni erano
affondate o bruciavano mentre della vegetazione sulle colline ne rimaneva solo
le ceneri. Un fungo atomico che probabilmente era molto simile a quello di
Hiroshima e Nagasaki.
Gli scienziati giapponesi, capita la forza distruttiva dell'arma, immediatamente
spedirono un messaggio a ciò che rimaneva dei loro uffici in patria: i
laboratori Rikken vicino Tokyo.
Le loro congratulazioni per il successo furono inutili. Ormai era tardi e gli
scienziati a Konan erano tra gli ultimi a sapere della decisione presa
dall'imperatore di arrendersi evitando ulteriore morte e devastazione. Le
negoziazioni per la resa erano ancora in corso ma ormai era cosa fatta.
Una volta a conoscenza dell'imminente resa, gli scienziati si diedero da fare
per distruggere tutti i loro documenti nonché tutto l'equipaggiamento e
strumentalizzazioni possibili (incluse altre bombe atomiche quasi completate)
perché i russi ormai avanzavano verso il complesso di Konan dalle montagne nel
nord della Corea.
Tutta l'apparecchiatura non distrutta finì in Russia assieme agli scienziati che
furono torturati, interrogati e cancellati dalle pagine della storia.
Qual'è la fonte di queste informazioni? Un ufficiale giapponese addetto alla
sicurezza del laboratorio di ricerca a Konan fu intervistato poco dopo la fine
della guerra da un americano di nome David Snell, un agente del 24-esimo
distaccamento sulle investigazioni criminali in Corea. Scrisse della sua
interrogazione e nell'estate del 1946 fu pubblicata nella "Atlanta Constitution".
Snell pare essere riconosciuto come un ottimo reporter.
La cooperazione sovietica non è stata d'aiuto per Snell e l'abbattimento di un
bomber americano B-29 sopra Konan il 29 settembre del 1945 significava
indubbiamente che i sovietici si erano appropriati del complesso industriale
nucleare di Konan.
Siccome i russi hanno chiuso le porte del complesso industriale di Konan, nessun
altro ha potuto verificare o approfondire la storia di Snell. La maggior parte
dei documenti in Giappone sono andati in fiamme durante i raid dei B-29 (o
distrutti dai giapponesi prima dell'arrivo delle forze di occupazione).
Nonostante non era un grande segreto, il progetto nucleare veniva raramente
menzionato dai giapponesi. La veridicità del progetto, si credeva, potrebbe
negare al Giappone la leadership nelle cause anti-nucleari grazie all'unicità'
di unica vittima nucleare. Il tribunale militare di Tokyo, a sua volta,
preferiva non toccare questo progetto nucleare giapponese per evitare una difesa
giapponese improntata sull'illegalità' dell'uso di armi di distruzione di massa
ricordando Hiroshima e Nagasaki. Il progetto nucleare giapponese fu quindi
inserito in un contesto più ampio, cioè all'interno di ciò che veniva
considerato "guerra d'aggressione".
Il 23 novembre 1945, truppe americane trovano, dopo aver cercato nei laboratori
semidistrutti, 5 costosissimi ciclotroni (apparecchiature indispensabili per la
produzione di armi nucleari) nel mare vicino a Yokohama. Inutile dire che nessun
organo militare, di ricerca, civile etc... prese responsabilità a riguardo dei
ciclotroni o ammise di averli mai ordinati.
Scienziati giapponesi hanno studiato sulle possibilità dell'energia nucleare sin
dagli anni '20 ma i tentativi per la produzione di bombe atomiche incominciarono
solo dopo la formazione di un comitato di 11 dei più promettenti scienziati.
Lavoravano nella segretezza piu' assoluta ma si sa che la prima riunione ebbe
luogo il 17 dicembre del 1941. I problemi nacquero praticamente subito. Tra
questi trovare la fonte per l'uranio e decidere dove cercare (e accettare)
fondi: dall'esercito o dalla marina.
La marina aveva già iniziato i propri programmi di ricerca su armi atomiche con
tre degli 11 scienziati del comitato. Quasi 4 anni dopo, la bomba fatta
esplodere in Corea nell'agosto del '45 era stata prodotta con fondi della marina
imperiale.
I giapponesi ormai sapevano che gli americani vorranno invadere il Giappone in
due luoghi: Kyushu nel novembre del '45 e nei pressi di Tokyo nella primavera
successiva. Operazione "Downfall" era il nome in codice per definire i due
sbarchi alleati. "Olympic" si riferiva allo sbarco nel Kyushu mentre "Coronet"
era il nome dell'operazione di sbarco nei pressi di Tokyo.
Olympic sarà maggiore di quello in Normandia: 40% degli americani in uniforme
vorrà prendervi parte.
Il generale MacArthur avrebbe a disposizione un milione e mezzo di soldati
(altri 3 milioni in caso di bisogno), 11.000 aerei, 100 portaerei e altre 200
navi da guerra alleate.
Sganciare bombe atomiche su una simile massa d'acciaio e "carne" sarebbe come
sparare a dei pesci in un barilotto.
Era questa molto probabile concentrazione militare americana nelle acque
nipponiche che potrebbe aver spinto la marina giapponese ad accelerare la
produzione del maggior numero possibile di bombe atomiche simili a quella fatta
esplodere in Corea.
Rallentamenti nella ricerca e produzione furono causati dai bombardamenti dei
B-29 sul territorio nipponico. Questi raid hanno forzato la rimozione dei
laboratori e apparecchiature da diverse località sparse in Giappone per essere
spostate a Konan che era più segreta ma anche più lontana. Tre mesi fu il tempo
perso per la rimozione e ricostruzione in Corea dei laboratori.
Armi atomiche sarebbero uscite dai laboratori in quantità a partire dal novembre
'45. In poche ore potevano essere installate su qualunque dei migliaia di aerei
kamikaze nascosti nelle basi del Kyushu e prendere il volo verso la flotta
alleata.
Certo, l'imperatore ormai aveva deciso la resa ma diversi alti ufficiali erano
contrari a deporre le armi.
Quali sarebbero state le conseguenze se i giapponesi avrebbero avuto la
possibilità di usare le proprie armi nucleari?
L'ex ambasciatore americano in Giappone Edwin O. Reischauer (si, quello che ha
scritto il libro di storia del Giappone) ha affermato su una rivista "ho sempre
pensato che i giapponesi vorranno fare qualsiasi cosa riescano a fare per
produrre la bomba atomica durante la guerra, e se ci sarebbero riusciti,
l'avrebbero certamente usata".
Possederle con l'intenzione di usarle il prima possibile qualificano i
giapponesi nel dividere le recriminazioni che solo gli Stati Uniti devono
subire.
Tratto in parte e adattato da "Strange but true - Stories from Japan di Jack
Seward
Atre fonti: Judgent at Tokyo - Tim Maga
Pacific Stars and Stripes - 4 ottobre 1946
Quello che colpisce maggiormente in questa storia è che sembra stare in piedi!
Il ministro alla guerra Anami dichiarava il 9 agosto alla riunione di
gabinetto:"che noi riusciamo ad infliggere gravi perdite al nemico quando ci
invade è certo e non è impossibile capovolgere la situazione attuale e passare
quindi da una sconfitta ad una vittoria..."
Che si riferisse non solo alle truppe suicide posizionate nel Kyushu? E poi
continua con "Sono abbastanza sicuro di riuscire a infliggere grandi perdite
nelle file nemiche e se anche non riusciamo nel tentativo, i nostri "100 milioni
di persone sono pronte a morire in onore, glorificando gli atti della razza
giapponese..."
Certo, non ci volevano bombe atomiche per infliggere grandi perdite al nemico ma
il discorso di Anami, che poi si suicidò pochi giorni dopo, comincia ad aver più
senso.
Si voleva ad ogni costo un'ultima battaglia, un'ultima decisiva battaglia.
Il generale e membro dei "sei grandi " Umezu Yoshijiro affermava alla stessa
riunione di gabinetto: "Abbiamo conservato le forze per missioni future e
contiamo di contrattaccare in tempo". Anche una frase come questa può prendere
un significato diverso se il generale sapeva qualcosa delle eventuali armi
nucleari giapponesi.
Il primo ministro Suzuki Kentaro reagì alle bombe atomiche americane dicendo:
"Il concilio supremo della guerra... stava facendo ogni possibile preparativo
per contrastare uno sbarco (americano). Loro procedevano con tale piano fino
allo sgancio delle bombe atomiche, dopodiché hanno ritenuto che gli Stati Uniti
non vorranno piu' tentare uno sbarco se hanno un'arma cosi superiore - che gli
Stati Uniti non hanno più bisogno di sbarcare se hanno un'arma simile; a questo
punto hanno deciso che la miglior cosa era di chiedere la pace".
Infatti, se uno sbarco non avverrà, la bomba atomica giapponese non potrà essere
usata. Si doveva sperare in uno sbarco alleato. Prendere tempo con difese
impossibili e costi umani enormi a Iwo-jima e Okinawa con la speranza di finire
in tempo. Con questa speranza andata in fumo, e solo con lo sgancio atomico su
Hiroshima e Nagasaki, si credeva necessario chiedere la pace! Se questa bomba
atomica giapponese esisteva veramente, come sostenuto da Snell, i pezzi del
puzzle stanno per incastrarsi in modo ben diverso... e non può e non deve essere
dimenticato!
Una frase dello stesso Hirohito mi viene in mente ed è quella che si riferiva ai
bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki: "Il nemico ha usato per la prima volta
bombe crudeli per uccidere e mutilare un numero estremamente largo di innocenti
e i morti sono innumerevoli. Continuare la guerra potrebbe portare non solo allo
sterminio della nostra razza ma anche alla distruzione della civilizzazione
umana".
Credo legittimo chiedersi sul perché l'imperatore Hirohito usò "distruzione
della civilizzazione umana". A cosa si riferiva? Alleati e giapponesi che usano
armi nucleari uno contro l'altro?
Certo, è difficile (anzi, impossibile) essere sicuri o meno sull'esistenza di
armi nucleari giapponesi ma di certo non si può escludere..
Note: il ritrovamento dei 5 ciclotroni nel mare vicino a Yokohama è documentato
in un articolo di Parrott Lindsay sul New York Times del 24 novembre 1945 dal
titolo "Five Cyclotrons Wrecked in Japan".
Un articolo interessante su questo tema si trova su:
http://vikingphoenix.com/public/JapanIncorporated/1895-1945/jp-abomb.htm
Su questa pagina invece c'è un'altra testimonianza di questo test nucleare con
una foto di uno dei cinque ciclotroni ripescati a Yokohama:
http://www.thepeoplenews.com/August03/page20.html
Se il tutto dovesse corrispondere a realtà, credo che molti dovrebbero rivedere
le proprie idee sulla decisione di Truman.
CEIFAN
Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali
diretto dal
dott. Pasquariello Domenico